«Quello che dice la sede centrale non conta. Noi siamo PlayStation». Kaz Hirai ha ricordato così il suo rapporto con i vertici Sony quando guidava Sony Computer Entertainment. Il retroscena, raccontato durante una conversazione con Takaya Awata, amministratore delegato di Toridoll Holdings, è stato pubblicato dal media economico giapponese Nikkei XTrend e sta facendo discutere gli appassionati di videogiochi.
Quando Kaz Hirai sceglieva la strada di PlayStation
Secondo la traduzione inglese della conversazione riportata da Game Observer, Hirai ha ricordato che, mentre era presidente di Sony Computer Entertainment, non seguiva automaticamente le indicazioni dell’allora vertice del gruppo, guidato da Howard Stringer. In sostanza, rivendicava la possibilità per PlayStation di prendere decisioni proprie. Il racconto è accompagnato da una risata: è un ricordo del suo stile manageriale, non l’annuncio di un conflitto attuale.
La distinzione è importante. Hirai non ha dichiarato che Sony e PlayStation siano oggi in rotta di collisione, né ha collegato direttamente quel ricordo alle recenti controversie sul formato fisico. Leggere quelle parole come una critica esplicita agli attuali dirigenti significherebbe attribuirgli un giudizio che questa testimonianza non documenta.
Perché il retroscena conta per la storia di PS3
Hirai guidò Sony Computer Entertainment in una fase difficile per PlayStation 3, quando la console doveva riconquistare terreno dopo un debutto complicato. La sua testimonianza restituisce un particolare poco noto: il marchio non era soltanto una divisione di un grande gruppo elettronico, ma un’attività che il suo responsabile considerava abbastanza peculiare da richiedere margini decisionali autonomi.
È interessante confrontare questo ricordo con una intervista del 2007, nella quale Hirai spiegava già quanto fosse importante distinguere le decisioni da prendere a Tokyo da quelle da lasciare alle sedi regionali. Il nuovo aneddoto non nasce quindi dal nulla: si inserisce in un modo di intendere la gestione di PlayStation che Hirai aveva descritto pubblicamente anche all’epoca.
Non solo ordini: la fiducia dei dipendenti
Nella conversazione con Awata, Hirai ha parlato anche del periodo successivo, quando assunse la guida dell’intero gruppo Sony. Ha raccontato di aver visitato più di venti Paesi e quasi cinquanta città per incontrare i team e guadagnarne la fiducia, tornando più volte negli stessi luoghi anziché limitarsi a una visita formale. È un dettaglio che completa il quadro: autonomia nelle decisioni, ma anche attenzione alle persone chiamate a realizzarle.
Cosa ci dice davvero sulla PlayStation di oggi?
Il contrasto tra l’immagine di una PlayStation capace di scegliere la propria strada e le discussioni odierne sulla strategia Sony è inevitabile, ma resta un confronto editoriale. Il retroscena non dimostra che le decisioni attuali siano imposte dalla sede centrale contro la volontà della divisione gaming.
Su GameCast abbiamo già raccontato cosa cambia con la fine dei nuovi dischi PlayStation dal 2028 e discusso il problema dell’identità di PlayStation in vista di PS6. Le parole di Hirai aggiungono un tassello storico a quel dibattito, senza fornire da sole una risposta alle scelte del presente.
Il punto che rimane è una domanda: quanto spazio deve avere una divisione come PlayStation per difendere la propria identità all’interno di una multinazionale? Hirai, almeno nel ricordo di quegli anni, aveva una risposta molto chiara.
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