Dying Light è sempre stato un franchise diviso tra due anime: l’azione esagerata e il survival horror. Con The Beast, Techland sembra aver finalmente trovato un equilibrio, puntando più sul secondo elemento. L’espansione standalone riporta in scena Kyle Crane, protagonista del primo capitolo, e lo catapulta in Caster Woods, una nuova ambientazione che fonde villaggi rurali decadenti e fitte aree boschive.
Fin dai primi minuti capisci che non è “il solito Dying Light”. Nonostante la presenza di poteri esagerati come la Beast Mode, che ti trasforma in una sorta di Wolverine capace di smembrare zombie a mani nude, il titolo mette molta più enfasi sulla gestione della stamina, sulla scarsità delle risorse e su un senso di vulnerabilità che mancava in Dying Light 2.
Caster Woods: natura e orrore
La nuova mappa è una delle grandi sorprese. Dopo la città verticale di Villedor in Dying Light 2 e le distese più piatte di The Following, qui il design torna a giocare sul contrasto tra verticalità e ambienti aperti. Rocce, torri elettriche, tronchi caduti e case abbandonate diventano il tuo parco giochi (o incubo), dando spazio sia al parkour che a momenti di puro survival horror.
Le cabine isolate nei boschi sono piccoli scrigni di tensione: ogni porta che apri potrebbe nascondere un’orda addormentata pronta a sbranarti. È un ritorno a quell’adrenalina che i fan del genere cercavano da anni.
Combattimento: meno poteri, più paura
Il combattimento corpo a corpo rimane il cuore pulsante del gioco. Armi improvvisate come mazze, tubi e machete possono essere modificate con effetti elementali (fuoco, elettricità, sanguinamento), ma questa volta hanno durata limitata e un numero massimo di riparazioni. Addio quindi al “mio martello preferito per tutta la campagna”: qui sei costretto a sperimentare, adattarti e cambiare stile di gioco.
La stamina più limitata e un albero delle abilità ridotto rispetto a quello di Aiden Caldwell (protagonista di DL2) rendono Kyle più vulnerabile, e questo non è un difetto: è la scelta di design che trasforma ogni scontro in una lotta per la sopravvivenza.
Le armi da fuoco sono presenti, ma non ricaricano la Beast Mode. Questo fa sì che non diventino mai centrali, restando un supporto utile ma non risolutivo.
Beast Mode: salvezza o illusione?
La Beast Mode è il grande elemento distintivo. Non è un superpotere per dominare facilmente i nemici, ma piuttosto un “tasto di emergenza”. Si attiva ricevendo danni e dura pochi secondi, permettendoti di squartare zombie con le mani e compiere balzi impossibili. È utile quando sei circondato, ma non trasforma il gioco in un power fantasy costante. In pratica, è un’estensione del sistema di sopravvivenza, non una scorciatoia.
Ciclo giorno/notte: mai stato così spaventoso
Il ciclo giorno/notte è da sempre il marchio di fabbrica della serie. In The Beast è portato al massimo livello. Di giorno sei in grado di esplorare, scalare e combattere, anche se sempre con cautela. Ma di notte… cambia tutto.
I Volatili diventano i veri protagonisti. Più veloci, più aggressivi e letali che mai, ti costringono a usare furtività, survivor sense e rifugi illuminati dai raggi UV come unica ancora di salvezza. Le fughe notturne tra i boschi, con le creature che ti inseguono e ti strattonano dai muri, sono momenti da cardiopalma. Molti giocatori, me compreso, finiscono per correre disperatamente verso il rifugio più vicino piuttosto che rischiare missioni secondarie.
Missioni ed attività: meno, ma migliori
Dying Light 2 aveva esagerato con una mappa “alla Ubisoft”, piena di icone e attività ripetitive. The Beast riduce il superfluo, concentrandosi su attività che contano: razzie nei negozi infestati, assalti ai convogli militari, caccia al tesoro con mappe criptiche. Non manca qualche missione secondaria discutibile (come le corse con i veicoli), ma in generale il gioco preferisce qualità alla quantità.
La campagna principale dura circa 20 ore, con abbastanza contenuti opzionali da portarti tranquillamente oltre le 30 senza mai risultare ridondante.
Confronto con i capitoli precedenti
Per capire davvero cosa offre The Beast, è utile metterlo a confronto diretto con i due capitoli principali.
| Caratteristica | Dying Light (2015) | Dying Light 2 (2022) | Dying Light The Beast (2025) |
|---|---|---|---|
| Protagonista | Kyle Crane | Aiden Caldwell | Kyle Crane |
| Ambientazione | Harran (città) | Villedor (metropoli) | Caster Woods (boschi e villaggi) |
| Durata armi | Limitata, ma riparazioni frequenti | Più duratura | Durata ridotta, riparazioni limitate |
| Parkour | Base ma fluido | Ampio e verticale | Ridotto, più vulnerabile |
| Ciclo notte | Introdotto, tensione alta | Più bilanciato | Il più spaventoso della serie |
| Modalità speciale | Nessuna | Paracadute, alianti, potenziamenti | Beast Mode |
| Durata campagna | ~15 ore | ~30 ore | ~20 ore |
| Stile | Survival horror + azione | Open world espanso, più action | Survival horror puro con tocchi action |
Dal confronto emerge chiaramente come The Beast sia il più horror della serie, il capitolo che ti mette più in difficoltà e che riduce volutamente gli eccessi di DL2.
Aspetti tecnici e atmosfera
Graficamente il gioco non introduce rivoluzioni, ma il level design e l’uso delle luci notturne creano una tensione palpabile. Gli effetti gore sono tra i migliori mai visti, con smembramenti realistici e zombie che reagiscono visivamente a ogni colpo.
Il sonoro gioca un ruolo fondamentale: versi gutturali, ululati nei boschi, e la musica che cresce durante le fughe notturne trasformano le cuffie in un’arma a doppio taglio… utile per immergersi, ma letale per i nervi.
Conviene giocarlo?
Se sei un fan di Dying Light, The Beast è quasi obbligatorio. Non è un vero Dying Light 3, ma è molto più di una semplice espansione. È il capitolo che finalmente punta senza esitazioni sull’horror, con meno fronzoli e più sostanza.
Se invece hai amato la libertà totale e i superpoteri di Aiden in Dying Light 2, potresti sentirti limitato. Ma proprio lì sta la forza di questo gioco: costringerti a pensare, pianificare e lottare per ogni respiro.
Non è perfetto, ma è il Dying Light più spaventoso e intenso mai realizzato.
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Dying Light The Beast
Dying Light è sempre stato un franchise diviso tra due anime: l’azione esagerata e il survival horror. Con The Beast, Techland sembra aver finalmente trovato un equilibrio, puntand…
Voto Gamecast
Media redazionale
L’analisi, voce per voce
Cinque assi di valutazione. I numeri sono il punto di partenza; il commento del critico è il contenuto.
Meccaniche e sistema di gioco: punto di forza evidente del gioco
Grafica, performance e stabilità: punto di forza evidente del gioco
Narrativa, personaggi e scrittura: nella media, senza picchi o cali particolari
Durata, contenuti e rigiocabilità: punto di forza evidente del gioco
Atmosfera, immersione e coerenza: nella media, senza picchi o cali particolari
A chi lo consigliamo
Tre posizioni secche, per aiutarti a capire se è il gioco giusto per te.
- Giocalo se…
- Cerchi un gameplay coinvolgente e vuoi un gioco che si faccia giocare bene
- Saltalo se…
- L'immersione totale è quello che cerchi e questo gioco non eccelle in quell'area
- Tienilo d’occhio se…
- I momenti migliori arrivano quando il gioco mette in mostra il suo punto di forza principale
Cosa funziona, dove crolla
Cosa funziona
- Gameplay solido e coinvolgente
- Durata e contenuti abbondanti
- Resa tecnica di buon livello
Dove crolla
- Alcune scelte di design non convincono
- Non raggiunge il pieno potenziale
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