Una granata al plasma resta incollata all’armatura di un Elite. Il corridoio si accende, i Grunt scappano e il fucile d’assalto ripulisce ciò che rimane. Per qualche secondo sembra di essere tornati nel 2001, solo con molta più luce sulle pareti.
Un classico ricostruito che deve giustificare la propria esistenza
Halo: Campaign Evolved occupa una posizione complicata. Non aggiorna un’opera irreperibile e non recupera un capitolo dimenticato: ricostruisce una campagna ancora disponibile attraverso Halo: Combat Evolved Anniversary e The Master Chief Collection. Il confronto decisivo, quindi, non è con gli sparatutto contemporanei come Doom: The Dark Ages, ma con le versioni precedenti dello stesso gioco.
Rispetto all’Anniversary Edition, Halo Studios abbandona la possibilità di passare istantaneamente dalla grafica originale a quella moderna. Unreal Engine 5 ricostruisce scenari, modelli, illuminazione e filmati, mentre controlli, fisica e parte del sandbox assorbono elementi provenienti dai capitoli successivi. Sprint, rigenerazione completa della salute, equipaggiamento conservabile e nuove armi cambiano il ritmo senza riscriverne la struttura.
Il problema non è se Halo funzioni ancora. Funziona. La domanda è quanto merito appartenga davvero a Campaign Evolved e quanto derivi dall’intelligenza del gioco progettato da Bungie venticinque anni prima. Le informazioni sui teschi e sui modificatori Campaign Remix anticipavano una maggiore rigiocabilità, ma la campagna principale continua a muoversi lungo coordinate note.
Il remake somiglia così a una dichiarazione tecnica e strategica. Halo Studios mostra di poter trasportare il franchise su Unreal Engine 5 e, per la prima volta, anche su PlayStation 5. Il risultato conserva il carattere dello sparatutto originale, ma raramente produce quella trasformazione capace di rendere indispensabile un nuovo acquisto.
Il combattimento del 2001 continua a impartire lezioni
La forza di Halo resta nel rapporto tra armi, nemici e spazio. Grunt, Jackal ed Elite non sono semplici bersagli con quantità differenti di salute. Reagiscono alla pressione, si proteggono a vicenda e costringono a stabilire priorità. Un Jackal richiede di aggirare lo scudo o colpirne l’apertura, mentre un Elite può obbligare a consumare granate e munizioni prima che il suo scudo si rigeneri.
L’arrivo di Hunter corazzati, Elite mimetizzati e Grunt kamikaze modifica ulteriormente la lettura dello scontro. In difficoltà elevate non basta avanzare sparando. Posizionamento, controllo delle distanze e gestione delle armi disponibili diventano parte dello stesso calcolo. Ogni arena è un piccolo problema tattico, non una linea di bersagli predisposti per farsi eliminare.
È questa struttura a sostenere ancora oggi la campagna. Le battaglie più aperte permettono di scegliere un veicolo, cercare una posizione rialzata oppure entrare direttamente nello scontro. Guidare uno Scorpion nelle vallate innevate o utilizzare un Banshee per aggirare una postazione restituisce quella libertà che molti FPS moderni sacrificano per sequenze più controllate e spettacolari.
Le nuove armi ampliano il sandbox. Spada energetica, cannone a barre di combustibile e raggio sentinella non erano utilizzabili nella campagna originale, ma qui introducono alternative concrete. Affondare tra i nemici con la spada cambia le distanze, mentre il cannone consente di interrompere gruppi numerosi prima che si disperdano. Le aggiunte sono divertenti perché sfruttano fondamenta già solide.
Questa espansione, però, crea qualche ridondanza. Quando ogni arma diventa efficace e disponibile con una certa frequenza, le differenze strategiche perdono parte del loro peso. Alcune soluzioni risultano chiaramente più convenienti di altre, mentre il Needler può ridurre rapidamente anche avversari pensati per esercitare maggiore pressione.
Lo sprint produce un effetto altrettanto ambiguo. Accelera i lunghi corridoi e consente di saltare combattimenti poco interessanti, ma altera la cadenza metodica dell’originale. Non distrugge il sistema, tuttavia rende più evidente che Halo Studios sta assemblando componenti provenienti da epoche diverse del franchise, senza sempre raggiungere una sintesi perfetta.
Tre missioni nuove, ma nessuna rivoluzione
Le tre missioni prequel sono l’aggiunta più importante. Ambientate circa un anno prima della campagna principale, affiancano Master Chief e il sergente Johnson durante un’operazione di salvataggio a bordo di una nave Covenant. La struttura riprende il linguaggio classico della serie: corridoi, arene più larghe, ondate nemiche e brevi variazioni veicolari.
I nuovi Brute introducono una buona idea sistemica. Colpendo il dispositivo luminoso sul loro petto è possibile mandarli in uno stato aggressivo, spingendoli ad attaccare anche le unità Covenant circostanti. Non è soltanto un dettaglio visivo: trasforma un nemico pericoloso in uno strumento da utilizzare dentro l’arena.
Alcuni spazi esterni permettono al sandbox di respirare, mentre le sale dorate della nave aggiungono un’estetica diversa dalle superfici viola e metalliche associate tradizionalmente ai Covenant. Il combattimento spaziale con il Seraph, invece, termina proprio quando potrebbe iniziare a svilupparsi. Le missioni aggiuntive intrattengono, ma finiscono troppo presto.
Unreal Engine 5 aumenta il dettaglio e sporca l’immagine
Sul piano tecnico, Campaign Evolved offre un aggiornamento evidente. Le superfici sono più dettagliate, il plasma illumina dinamicamente le pareti e gli ambienti biologici legati ai Flood acquistano una componente quasi horror. Nella missione finale, i raggi del sole che attraversano le aperture della Pillar of Autumn rafforzano la malinconia della fuga.
Questi momenti dimostrano il potenziale della ricostruzione. L’illuminazione cambia davvero il tono delle scene, soprattutto quando Covenant e Flood si affrontano in spazi chiusi. Le esplosioni, i colpi energetici e le ombre trasformano battaglie già conosciute in sequenze più leggibili e fisicamente presenti.
Maggiore fedeltà non significa però maggiore coerenza artistica. Molte superfici presentano una lucentezza uniforme che riduce le differenze tra metallo umano, strutture Covenant e architetture Forerunner. L’immagine può apparire granulosa anche disattivando le opzioni disponibili, mentre durante i movimenti rapidi emergono aloni e distorsioni attorno ai modelli delle armi.
Su PC il quadro è aggravato dalle segnalazioni relative a framerate instabile, crash, upscaling obbligatorio e controlli del mouse poco reattivi. Anche l’avvio ha creato problemi ad alcuni utenti a causa del contenuto dedicato all’artbook e dell’autenticazione Microsoft. La nostra analisi dei requisiti PC e delle prestazioni diventa quindi particolarmente rilevante per chi intende acquistarlo su Steam.
I filmati bloccati a 30 fotogrammi al secondo spezzano inoltre la continuità con il gameplay. Alcune nuove inquadrature aggiungono peso alle scene, come l’arrivo sulla spiaggia del Cartografo Silenzioso. Altre perdono l’urgenza e la prospettiva dell’originale, sostituendo la regia in prima persona con una presentazione più convenzionale.
La tecnica è il punto più fragile del remake. Non perché manchino scorci riusciti, ma perché la qualità visiva richiede compromessi troppo evidenti. Il 71% di valutazioni positive su 4.349 recensioni Steam conferma una ricezione favorevole ma divisa, con prestazioni e nitidezza tra le critiche più ricorrenti.
Una storia semplice che non aveva bisogno di essere ampliata
La trama conserva l’efficienza dell’originale. Master Chief si risveglia durante l’assalto Covenant alla Pillar of Autumn, fugge sulla superficie di un misterioso anello e scopre progressivamente la sua vera funzione. Cortana accompagna l’azione senza sommergere il giocatore di spiegazioni, mentre il mondo viene definito attraverso missioni, architetture e cambi di atmosfera.
Halo arriva rapidamente al punto. La sua fantascienza militare alterna eroismo, mistero e orrore senza costruire un’enciclopedia davanti al giocatore. La scoperta dei Flood modifica tono e ritmo, mentre la crescente consapevolezza sulla natura dell’anello trasforma una guerra contro i Covenant in qualcosa di più pericoloso.
Le nuove sequenze cinematografiche non sempre rispettano questo equilibrio. Alcune battute di Cortana risultano più sarcastiche e la direzione vocale modifica leggermente il rapporto con Chief. Non si tratta di una riscrittura radicale, ma chi conosce bene l’originale noterà un tono differente, più vicino alle produzioni moderne e meno asciutto.
Le missioni prequel aggiungono dettagli sul rapporto tra Chief, Johnson e i Covenant, senza cambiare ciò che il franchise aveva già stabilito. Il loro taglio da film d’azione funziona nei dialoghi più leggeri, ma non raggiunge la forza narrativa della campagna principale. Per il pubblico italiano, il quadro linguistico e il doppiaggio sono approfonditi nella nostra pagina dedicata a audio e testi italiani di Halo Campaign Evolved.
Una campagna robusta dentro un pacchetto troppo stretto
La campagna originale richiede generalmente tra otto e dieci ore, in base alla difficoltà e alla conoscenza delle mappe. Le tre missioni prequel aggiungono circa due o tre ore. Le sei ore considerate per questa valutazione permettono di verificare il nucleo del remake, ma non bastano per esaurire tutte le combinazioni offerte dai teschi e dai modificatori.
La rigiocabilità resta uno dei punti di forza. I teschi possono modificare rigenerazione degli scudi, comportamento dei nemici e regole di combattimento, mentre Campaign Remix randomizza equipaggiamento e avversari. In cooperativa queste variazioni producono situazioni caotiche, obbligando a improvvisare con ciò che il gioco mette a disposizione.
Manca però una parte fondamentale dell’eredità di Halo: il multiplayer competitivo. Non è un’omissione secondaria per una serie cresciuta attraverso schermo condiviso, LAN party e Xbox Live. Il pacchetto resta concentrato sulla campagna cooperativa, mentre The Master Chief Collection offre ancora una raccolta più ampia e completa.
Anche la caccia agli obiettivi può estendere la permanenza, specialmente affrontando difficoltà elevate e condizioni particolari. La guida ai 58 obiettivi di Halo Campaign Evolved mostra quanta parte del contenuto sia legata alla ripetizione consapevole delle missioni. La longevità esiste, ma dipende dalla voglia di rigiocare.
Tornare sull’anello emoziona, ma il merito viene dal passato
Rivedere Master Chief scendere sulla superficie di Halo conserva un peso particolare. La musica entra nei momenti giusti, gli scontri mantengono un ritmo leggibile e il rapporto tra silenzio, esplorazione e combattimento continua a funzionare. Pochi sparatutto riescono ancora a dare così tanta personalità a un gruppo relativamente contenuto di nemici.
Eppure l’emozione nasce soprattutto dal riconoscimento. Il remake modernizza l’immagine e aggiunge qualche deviazione, ma non ridefinisce la campagna. Anche gli elementi migliori, dai Brute manipolabili alle nuove armi, restano variazioni costruite attorno a un’opera già completa.
Questo rende Campaign Evolved più interessante come prova del futuro di Halo che come reinterpretazione del suo passato. Se Unreal Engine 5 rappresenta la nuova base tecnica del franchise, il progetto mostra opportunità e rischi con uguale chiarezza. La luce e la densità ambientale convincono, mentre sfocatura, prestazioni e uniformità delle superfici chiedono ancora lavoro.
Il vecchio Halo conserva più personalità del nuovo involucro. Non è una condanna del remake, ma il limite che impedisce al progetto di diventare la nuova versione definitiva della campagna.
Vale il prezzo richiesto?
A 59,99 euro, il prezzo indicato per la versione PS5, la risposta è: aspetta uno sconto, a meno che tu non voglia vivere la campagna per la prima volta o giocarla in cooperativa con un pubblico nuovo. La base resta eccellente, ma il pacchetto è troppo limitato e la versione PC richiede ancora correzioni tecniche.
Chi possiede già The Master Chief Collection non riceve abbastanza contenuti nuovi da giustificare l’acquisto immediato. Le missioni prequel, i teschi e il sandbox ampliato meritano attenzione, ma non trasformano un ritorno riuscito in un remake necessario. Il materiale allegato sostiene proprio questa lettura: il combattimento originale resiste, mentre ricostruzione grafica e aggiunte non elevano sempre ciò che esisteva già. # Halo Campaign Evolved recensione: il mito regge, il remake meno
Una granata al plasma resta incollata all’armatura di un Elite. Il corridoio si accende, i Grunt scappano e il fucile d’assalto ripulisce ciò che rimane. Per qualche secondo sembra di essere tornati nel 2001, solo con molta più luce sulle pareti.
Un classico ricostruito che deve giustificare la propria esistenza
Halo: Campaign Evolved occupa una posizione complicata. Non aggiorna un’opera irreperibile e non recupera un capitolo dimenticato: ricostruisce una campagna ancora disponibile attraverso Halo: Combat Evolved Anniversary e The Master Chief Collection. Il confronto decisivo, quindi, non è con gli sparatutto contemporanei come Doom: The Dark Ages, ma con le versioni precedenti dello stesso gioco.
Rispetto all’Anniversary Edition, Halo Studios abbandona la possibilità di passare istantaneamente dalla grafica originale a quella moderna. Unreal Engine 5 ricostruisce scenari, modelli, illuminazione e filmati, mentre controlli, fisica e parte del sandbox assorbono elementi provenienti dai capitoli successivi. Sprint, rigenerazione completa della salute, equipaggiamento conservabile e nuove armi cambiano il ritmo senza riscriverne la struttura.
Il problema non è se Halo funzioni ancora. Funziona. La domanda è quanto merito appartenga davvero a Campaign Evolved e quanto derivi dall’intelligenza del gioco progettato da Bungie venticinque anni prima. Le informazioni sui teschi e sui modificatori Campaign Remix anticipavano una maggiore rigiocabilità, ma la campagna principale continua a muoversi lungo coordinate note.
Il remake somiglia così a una dichiarazione tecnica e strategica. Halo Studios mostra di poter trasportare il franchise su Unreal Engine 5 e, per la prima volta, anche su PlayStation 5. Il risultato conserva il carattere dello sparatutto originale, ma raramente produce quella trasformazione capace di rendere indispensabile un nuovo acquisto.
Il combattimento del 2001 continua a impartire lezioni
La forza di Halo resta nel rapporto tra armi, nemici e spazio. Grunt, Jackal ed Elite non sono semplici bersagli con quantità differenti di salute. Reagiscono alla pressione, si proteggono a vicenda e costringono a stabilire priorità. Un Jackal richiede di aggirare lo scudo o colpirne l’apertura, mentre un Elite può obbligare a consumare granate e munizioni prima che il suo scudo si rigeneri.
L’arrivo di Hunter corazzati, Elite mimetizzati e Grunt kamikaze modifica ulteriormente la lettura dello scontro. In difficoltà elevate non basta avanzare sparando. Posizionamento, controllo delle distanze e gestione delle armi disponibili diventano parte dello stesso calcolo. Ogni arena è un piccolo problema tattico, non una linea di bersagli predisposti per farsi eliminare.
È questa struttura a sostenere ancora oggi la campagna. Le battaglie più aperte permettono di scegliere un veicolo, cercare una posizione rialzata oppure entrare direttamente nello scontro. Guidare uno Scorpion nelle vallate innevate o utilizzare un Banshee per aggirare una postazione restituisce quella libertà che molti FPS moderni sacrificano per sequenze più controllate e spettacolari.
Le nuove armi ampliano il sandbox. Spada energetica, cannone a barre di combustibile e raggio sentinella non erano utilizzabili nella campagna originale, ma qui introducono alternative concrete. Affondare tra i nemici con la spada cambia le distanze, mentre il cannone consente di interrompere gruppi numerosi prima che si disperdano. Le aggiunte sono divertenti perché sfruttano fondamenta già solide.
Questa espansione, però, crea qualche ridondanza. Quando ogni arma diventa efficace e disponibile con una certa frequenza, le differenze strategiche perdono parte del loro peso. Alcune soluzioni risultano chiaramente più convenienti di altre, mentre il Needler può ridurre rapidamente anche avversari pensati per esercitare maggiore pressione.
Lo sprint produce un effetto altrettanto ambiguo. Accelera i lunghi corridoi e consente di saltare combattimenti poco interessanti, ma altera la cadenza metodica dell’originale. Non distrugge il sistema, tuttavia rende più evidente che Halo Studios sta assemblando componenti provenienti da epoche diverse del franchise, senza sempre raggiungere una sintesi perfetta.
Tre missioni nuove, ma nessuna rivoluzione
Le tre missioni prequel sono l’aggiunta più importante. Ambientate circa un anno prima della campagna principale, affiancano Master Chief e il sergente Johnson durante un’operazione di salvataggio a bordo di una nave Covenant. La struttura riprende il linguaggio classico della serie: corridoi, arene più larghe, ondate nemiche e brevi variazioni veicolari.
I nuovi Brute introducono una buona idea sistemica. Colpendo il dispositivo luminoso sul loro petto è possibile mandarli in uno stato aggressivo, spingendoli ad attaccare anche le unità Covenant circostanti. Non è soltanto un dettaglio visivo: trasforma un nemico pericoloso in uno strumento da utilizzare dentro l’arena.
Alcuni spazi esterni permettono al sandbox di respirare, mentre le sale dorate della nave aggiungono un’estetica diversa dalle superfici viola e metalliche associate tradizionalmente ai Covenant. Il combattimento spaziale con il Seraph, invece, termina proprio quando potrebbe iniziare a svilupparsi. Le missioni aggiuntive intrattengono, ma finiscono troppo presto.
Unreal Engine 5 aumenta il dettaglio e sporca l’immagine
Sul piano tecnico, Campaign Evolved offre un aggiornamento evidente. Le superfici sono più dettagliate, il plasma illumina dinamicamente le pareti e gli ambienti biologici legati ai Flood acquistano una componente quasi horror. Nella missione finale, i raggi del sole che attraversano le aperture della Pillar of Autumn rafforzano la malinconia della fuga.
Questi momenti dimostrano il potenziale della ricostruzione. L’illuminazione cambia davvero il tono delle scene, soprattutto quando Covenant e Flood si affrontano in spazi chiusi. Le esplosioni, i colpi energetici e le ombre trasformano battaglie già conosciute in sequenze più leggibili e fisicamente presenti.
Maggiore fedeltà non significa però maggiore coerenza artistica. Molte superfici presentano una lucentezza uniforme che riduce le differenze tra metallo umano, strutture Covenant e architetture Forerunner. L’immagine può apparire granulosa anche disattivando le opzioni disponibili, mentre durante i movimenti rapidi emergono aloni e distorsioni attorno ai modelli delle armi.
Su PC il quadro è aggravato dalle segnalazioni relative a framerate instabile, crash, upscaling obbligatorio e controlli del mouse poco reattivi. Anche l’avvio ha creato problemi ad alcuni utenti a causa del contenuto dedicato all’artbook e dell’autenticazione Microsoft. La nostra analisi dei requisiti PC e delle prestazioni diventa quindi particolarmente rilevante per chi intende acquistarlo su Steam.
I filmati bloccati a 30 fotogrammi al secondo spezzano inoltre la continuità con il gameplay. Alcune nuove inquadrature aggiungono peso alle scene, come l’arrivo sulla spiaggia del Cartografo Silenzioso. Altre perdono l’urgenza e la prospettiva dell’originale, sostituendo la regia in prima persona con una presentazione più convenzionale.
La tecnica è il punto più fragile del remake. Non perché manchino scorci riusciti, ma perché la qualità visiva richiede compromessi troppo evidenti. Il 71% di valutazioni positive su 4.349 recensioni Steam conferma una ricezione favorevole ma divisa, con prestazioni e nitidezza tra le critiche più ricorrenti.
Una storia semplice che non aveva bisogno di essere ampliata
La trama conserva l’efficienza dell’originale. Master Chief si risveglia durante l’assalto Covenant alla Pillar of Autumn, fugge sulla superficie di un misterioso anello e scopre progressivamente la sua vera funzione. Cortana accompagna l’azione senza sommergere il giocatore di spiegazioni, mentre il mondo viene definito attraverso missioni, architetture e cambi di atmosfera.
Halo arriva rapidamente al punto. La sua fantascienza militare alterna eroismo, mistero e orrore senza costruire un’enciclopedia davanti al giocatore. La scoperta dei Flood modifica tono e ritmo, mentre la crescente consapevolezza sulla natura dell’anello trasforma una guerra contro i Covenant in qualcosa di più pericoloso.
Le nuove sequenze cinematografiche non sempre rispettano questo equilibrio. Alcune battute di Cortana risultano più sarcastiche e la direzione vocale modifica leggermente il rapporto con Chief. Non si tratta di una riscrittura radicale, ma chi conosce bene l’originale noterà un tono differente, più vicino alle produzioni moderne e meno asciutto.
Le missioni prequel aggiungono dettagli sul rapporto tra Chief, Johnson e i Covenant, senza cambiare ciò che il franchise aveva già stabilito. Il loro taglio da film d’azione funziona nei dialoghi più leggeri, ma non raggiunge la forza narrativa della campagna principale. Per il pubblico italiano, il quadro linguistico e il doppiaggio sono approfonditi nella nostra pagina dedicata a audio e testi italiani di Halo Campaign Evolved
Una campagna robusta dentro un pacchetto troppo stretto
La campagna originale richiede generalmente tra otto e dieci ore, in base alla difficoltà e alla conoscenza delle mappe. Le tre missioni prequel aggiungono circa due o tre ore. Le sei ore considerate per questa valutazione permettono di verificare il nucleo del remake, ma non bastano per esaurire tutte le combinazioni offerte dai teschi e dai modificatori.
La rigiocabilità resta uno dei punti di forza. I teschi possono modificare rigenerazione degli scudi, comportamento dei nemici e regole di combattimento, mentre Campaign Remix randomizza equipaggiamento e avversari. In cooperativa queste variazioni producono situazioni caotiche, obbligando a improvvisare con ciò che il gioco mette a disposizione.
Manca però una parte fondamentale dell’eredità di Halo: il multiplayer competitivo. Non è un’omissione secondaria per una serie cresciuta attraverso schermo condiviso, LAN party e Xbox Live. Il pacchetto resta concentrato sulla campagna cooperativa, mentre The Master Chief Collection offre ancora una raccolta più ampia e completa.
Anche la caccia agli obiettivi può estendere la permanenza, specialmente affrontando difficoltà elevate e condizioni particolari. La guida ai 58 obiettivi di Halo Campaign Evolved mostra quanta parte del contenuto sia legata alla ripetizione consapevole delle missioni. La longevità esiste, ma dipende dalla voglia di rigiocare.
Tornare sull’anello emoziona, ma il merito viene dal passato
Rivedere Master Chief scendere sulla superficie di Halo conserva un peso particolare. La musica entra nei momenti giusti, gli scontri mantengono un ritmo leggibile e il rapporto tra silenzio, esplorazione e combattimento continua a funzionare. Pochi sparatutto riescono ancora a dare così tanta personalità a un gruppo relativamente contenuto di nemici.
Eppure l’emozione nasce soprattutto dal riconoscimento. Il remake modernizza l’immagine e aggiunge qualche deviazione, ma non ridefinisce la campagna. Anche gli elementi migliori, dai Brute manipolabili alle nuove armi, restano variazioni costruite attorno a un’opera già completa.
Questo rende Campaign Evolved più interessante come prova del futuro di Halo che come reinterpretazione del suo passato. Se Unreal Engine 5 rappresenta la nuova base tecnica del franchise, il progetto mostra opportunità e rischi con uguale chiarezza. La luce e la densità ambientale convincono, mentre sfocatura, prestazioni e uniformità delle superfici chiedono ancora lavoro.
Il vecchio Halo conserva più personalità del nuovo involucro. Non è una condanna del remake, ma il limite che impedisce al progetto di diventare la nuova versione definitiva della campagna.
Vale il prezzo richiesto?
A 59,99 euro, il prezzo indicato per la versione PS5, la risposta è: aspetta uno sconto, a meno che tu non voglia vivere la campagna per la prima volta o giocarla in cooperativa con un pubblico nuovo. La base resta eccellente, ma il pacchetto è troppo limitato e la versione PC richiede ancora correzioni tecniche.
Chi possiede già The Master Chief Collection non riceve abbastanza contenuti nuovi da giustificare l’acquisto immediato. Le missioni prequel, i teschi e il sandbox ampliato meritano attenzione, ma non trasformano un ritorno riuscito in un remake necessario. Il materiale allegato sostiene proprio questa lettura: il combattimento originale resiste, mentre ricostruzione grafica e aggiunte non elevano sempre ciò che esisteva già.
Halo: Campaign Evolved
Il remake aggiorna grafica e combattimento, però problemi tecnici e pochi contenuti nuovi complicano l’acquisto al lancio.
Voto Gamecast
Media redazionale
L’analisi, voce per voce
Cinque assi di valutazione. I numeri sono il punto di partenza; il commento del critico è il contenuto.
Sandbox tattico, nemici distinti e nuove armi mantengono vivo ogni scontro
Illuminazione riuscita, ma sfocatura, crash e prestazioni PC pesano molto
Una fantascienza essenziale e ben ritmata, indebolita da alcune nuove interpretazioni
Campagna solida, prequel e teschi aiutano, ma manca il multiplayer competitivo
Il ritorno emoziona, anche se quasi tutto il merito resta all'originale
A chi lo consigliamo
Tre posizioni secche, per aiutarti a capire se è il gioco giusto per te.
- Giocalo se…
- Per chi non ha mai giocato la prima campagna di Halo o vuole affrontarla nuovamente in cooperativa
- Saltalo se…
- Chi possiede già le edizioni precedenti e cerca un remake trasformativo o un comparto multiplayer completo
- Tienilo d’occhio se…
- Brilla nelle arene aperte, quando armi, veicoli e fazioni nemiche creano combattimenti imprevedibili
Cosa funziona, dove crolla
Cosa funziona
- Il sandbox combina Elite, Jackal, Hunter e Grunt creando scontri che richiedono priorità e posizionamento
- Spada energetica, cannone a barre di combustibile e raggio sentinella ampliano concretamente gli approcci
- I Brute delle missioni prequel possono essere manipolati per attaccare le altre unità Covenant
- Teschi e Campaign Remix trasformano le seconde partite, soprattutto nella campagna cooperativa
Dove crolla
- Sfocatura, upscaling, crash e framerate instabile rendono la versione PC poco rifinita al lancio
- Le tre missioni prequel terminano presto e aggiungono poco alla storia già conosciuta
- Sprint, rigenerazione completa e componenti prese da altri Halo alterano la cadenza dell'originale
- L'assenza del multiplayer competitivo rende il pacchetto meno completo della Master Chief Collection
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