Giochi come Resident Evil Requiem: 5 titoli simili da provare

Finito Resident Evil Requiem? Questi 5 giochi possono colmare il vuoto

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C’è un momento preciso, in Resident Evil Requiem, in cui capisci che Capcom ha trovato di nuovo quel punto di equilibrio che la serie insegue da anni. Non è solo la paura. Non è solo l’azione. È quella sensazione di avanzare in spazi ostili con il cervello sempre acceso, tra enigmi, risorse limitate, ritorni improvvisi di un nemico e una tensione che cambia forma a seconda di come scegli di giocare.

Il gioco è stato raccontato da Capcom come l’episodio più immersivo della serie, mentre le preview e le guide emerse al lancio insistono su un mix molto marcato di puzzle, backtracking, horror da inseguitore e doppia anima tra terza e prima persona.

Per questo una classifica così ha senso adesso. Chi ha amato Resident Evil Requiem probabilmente non sta cercando un clone puro. Sta cercando altri giochi capaci di grattare la stessa zona: pressione costante, spazi che ti mettono in soggezione, combattimenti da misurare, e quella strana soddisfazione che nasce quando il survival horror smette di essere solo spavento e diventa gestione del panico. La nostra scelta va quindi a cinque titoli diversi tra loro, ma legati da una parentela precisa. Alcuni prendono la via della tensione frontale. Altri quella dell’assedio, del culto, della fuga o della sopravvivenza sporca. Tutti, in un modo o nell’altro, capiscono cosa rende così appiccicosa l’esperienza di Requiem.

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#5, Far Cry 5

far cry 5

Dev: Ubisoft Montreal · Uscita: 2018 · Piattaforme: Google Stadia, Xbox Series X|S, PlayStation 4, PC (Microsoft Windows)

Lo mettiamo al quinto posto perché è il più laterale della selezione, ma anche quello che può sorprendere di più chi ha amato la componente di assedio psicologico di Resident Evil Requiem. Sulla carta è uno shooter open world, e infatti non ha il controllo stretto del survival horror classico. Però Hope County, con il culto di Eden’s Gate e la pressione costante dei suoi araldi, costruisce qualcosa che Requiem conosce bene: la sensazione di essere sempre in territorio nemico, osservato, tirato dentro da una minaccia che non ti lascia davvero respirare.

Quando l’abbiamo provato, ci siamo accorti che il punto non era tanto la sparatoria in sé. Era il modo in cui il gioco usa il paesaggio americano, le radio, le prediche e i rapimenti improvvisi per creare un’atmosfera di contaminazione. Chi in Resident Evil Requiem ha apprezzato l’idea di un mondo che ti parla addosso e ti destabilizza anche quando non sta esplicitamente cercando di spaventarti, qui trova una variante più espansa e meno claustrofobica dello stesso meccanismo.

Va detto con chiarezza che Far Cry 5 è molto meno misurato di Requiem. Non vive di economia delle risorse, non chiede la stessa disciplina negli scontri e non ha quella precisione da level design a nodi tipica del miglior Resident Evil. Però chi ha amato la tensione di un antagonista che occupa tutto lo spazio mentale del gioco, qui trova un parente credibile. Lo teniamo dietro agli altri proprio perché l’impronta action è più forte, ma la parentela tematica resta.

#4, Dying Light 2: Stay Human

dying light 2: stay human

Dev: Techland, Techland Publishing · Uscita: 2022 · Piattaforme: Xbox Series X|S, PlayStation 4, PC (Microsoft Windows), PlayStation 5

Al quarto posto mettiamo Dying Light 2: Stay Human perché chi ha amato Resident Evil Requiem per il suo modo di trasformare lo spazio in minaccia troverà qui una risposta più fisica, più verticale, più nervosa. La città di Villedor non funziona come una villa o come un commissariato infestato. Funziona come un ecosistema in cui il movimento, soprattutto di notte, cambia completamente la tua relazione con il pericolo.

A noi in redazione ha colpito soprattutto questa somiglianza di fondo. Requiem ti chiede di leggere stanze, corridoi, ritorni e percorsi di fuga. Dying Light 2 ti chiede di fare la stessa cosa, ma mentre corri sui tetti, ti lanci da un palazzo o decidi se entrare in un edificio infetto quando il sole è già calato. È una forma diversa di survival, meno da inventario e più da traiettoria, ma la tensione nasce da uno stesso principio: sapere che l’ambiente può rivoltarsi contro di te in pochi secondi.

Lo teniamo sotto il podio perché è un gioco più dispersivo. In certi momenti la struttura RPG e la città aperta allentano quella densità controllata che rende Resident Evil Requiem così efficace. Però chi ha amato il lato più corporeo del panico, quello in cui la paura non è solo vedere il mostro ma capire dove scappare e quanto rischiare, qui trova pane per i suoi denti. Gamecast consiglia Dying Light 2 soprattutto a chi in Requiem ha apprezzato il senso di precarietà continua, più che il puzzle puro.

#3, Remnant: From the Ashes

remnant: from the ashes

Dev: Gunfire Games · Uscita: 2019 · Piattaforme: Xbox Series X|S, PlayStation 4, PC (Microsoft Windows), PlayStation 5

Al terzo posto mettiamo Remnant: From the Ashes perché è quello che raccoglie meglio la parte di Resident Evil Requiem legata al combattimento sotto pressione. Non è horror nel senso più tradizionale del termine, ma ha quella qualità specifica dei giochi che ti fanno sentire sempre un passo sotto la minaccia. Il mondo è in rovina, le creature arrivano da un altro piano, le armi contano, la lettura degli scontri pure. Non c’è l’ossessione per la stanza chiusa tipica di Resident Evil, ma c’è una costante sensazione di esposizione.

La nostra scelta va a lui perché arriva dopo Dying Light 2 ma prima di Days Gone per un motivo preciso. È più asciutto e più strutturato nella pressione degli encounter, e quindi parla meglio a chi in Requiem ha amato il rapporto tra ansia e precisione. Dove Dying Light 2 ti lascia spesso respirare dentro una mappa più libera, Remnant stringe la vite e ti costringe a ragionare su build, distanza, tempo di reazione e uso intelligente del fuoco.

Va anche detto che qui il DNA shooter-RPG è più marcato. Chi cerca enigmi, backtracking o horror atmosferico in senso stretto troverà meno corrispondenze. Ma chi ha finito Resident Evil Requiem pensando soprattutto a quanto fosse teso ogni scontro ben calibrato, qui trova un sostituto molto credibile. Scratch the same itch, ma nella direzione dell’attrito bellico più che in quella del terrore ambientale. Ed è proprio per questo che sale così in alto.

#2. Days Gone

#2. days gone

Dev: Bend Studio · Uscita: 2019 · Piattaforme: PlayStation 4, PC (Microsoft Windows), PlayStation 5

Secondo posto per Days Gone, che secondo noi è il titolo che meglio intercetta una parte meno dichiarata di Resident Evil Requiem: la fatica della sopravvivenza prolungata. Non la paura come picco. La paura come logoramento. Deacon St. John si muove in un’America post-apocalittica infestata, ma quello che rende Days Gone vicino a Requiem non è solo la presenza degli infetti. È il modo in cui il gioco trasforma ogni uscita sul campo in un calcolo tra carburante, munizioni, meteo, tempo e rischio.

Quando l’abbiamo seguito nel tempo, ci siamo accorti che molte delle sue qualità emergono proprio dopo le prime ore. Le orde, certo, restano l’immagine più famosa. Ma il vero legame con Resident Evil Requiem sta altrove. Sta nella vulnerabilità operativa, in quella sensazione per cui anche un tragitto apparentemente semplice può degenerare in una fuga sporca e mal pianificata. Se in Requiem ti piace l’idea di sentirti sempre un po’ in difetto rispetto allo scenario, Days Gone ti dà quella stessa sensazione su scala più larga.

Lo mettiamo davanti a Remnant perché ha un rapporto con l’orrore più organico, più sporco, più terreno. Dove Remnant spinge sul fantastico e sull’assedio da shooter, Days Gone lavora meglio sulla stanchezza, sull’usura, sulla convivenza con il pericolo. Non arriva al primo posto perché ha una struttura più aperta e meno precisa, e quindi perde qualcosa di quella compattezza che rende speciale il miglior Resident Evil. Però se hai amato Requiem per il mix di tensione, risorse e sopravvivenza sotto stress, qui sei in territorio molto fertile.

#1. Five Nights at Freddy’s: Help Wanted

#1. five nights at freddy’s: help wanted

Dev: Steel Wool Studios · Uscita: 2019 · Piattaforme: Meta Quest 2, PlayStation VR2, PlayStation 4, PlayStation VR

Al primo posto scegliamo Five Nights at Freddy’s: Help Wanted, e lo facciamo sapendo che è la scelta più netta e forse anche la più divisiva. Non ha la struttura da avventura di Resident Evil Requiem. Non ha il suo sistema di puzzle ambientali né il suo ritmo da horror esplorativo. Ma tra i giochi qui presenti è quello che riproduce meglio la stessa relazione tra panico, percezione e vulnerabilità del corpo. Specialmente su PlayStation VR, dove la distanza di sicurezza tra te e la minaccia praticamente scompare.

A noi in redazione ha colpito il fatto che Help Wanted capisca una cosa essenziale del survival horror moderno: la paura non nasce solo dal mostro, ma dal compito che devi svolgere mentre il mostro esiste. In Requiem apri cassetti, combini oggetti, cerchi codici, leggi lo spazio mentre qualcosa può piombarti addosso. In Help Wanted sei costretto a gestire mini-giochi, interruttori, pannelli e tempi morti con la stessa identica sensazione di avere il collo scoperto. È un horror da procedura, e proprio per questo arriva così vicino alla stessa scarica nervosa.

La nostra scelta va a lui perché prima di Days Gone e degli altri centra meglio il punto. Chi ha amato Resident Evil Requiem non sta cercando per forza un altro corridoio con zombi. Sta cercando quel modo specifico di trasformare il giocatore in un organismo teso, costretto a pensare sotto stress. Help Wanted lo fa in modo diverso, più frammentato, più astratto, ma anche molto diretto. Chi invece ha amato Requiem soprattutto per il lato narrativo o per la struttura d’avventura potrebbe sentirlo meno vicino. Per tutti gli altri, è il più efficace sostituto di quella scarica lì.

Il consiglio di Gamecast

Se dovessimo indicare un solo titolo a chi ha appena finito Resident Evil Requiem, la nostra scelta andrebbe su Five Nights at Freddy’s: Help Wanted per una ragione precisa: è quello che recupera meglio il rapporto tra compito, ansia e vulnerabilità. Il dark horse, invece, resta Days Gone, soprattutto per chi cerca una versione più ampia e più sporca della sopravvivenza sotto pressione.

Gli altri tre funzionano come deviazioni intelligenti: Remnant per il combattimento in apnea, Dying Light 2 per la fuga come sistema, Far Cry 5 per il senso di oppressione culturale e territoriale. Tu quale tipo di Resident Evil hai amato di più in Requiem: quello del panico puro, quello dell’esplorazione, o quello che ti fa pesare ogni passo?

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