Quando si parla di Metal Gear Solid Δ: Snake Eater, l’attenzione va subito al remake in sé. Snake che ritorna, la giungla che sembra più viva, il mito di Hideo Kojima riportato a nuova vita da Konami. Ma c’è un altro punto su cui i fan hanno gli occhi puntati: come gira il gioco sulle nuove console, in particolare sulla PS5 Pro, la mid-gen che prometteva di spingere ancora più in là i limiti tecnici. E qui le cose si complicano, perché i numeri raccontano una storia meno brillante di quanto sperato.
PSSR, la nuova arma di Sony
Il cuore delle differenze su PS5 Pro è il PSSR (PlayStation Spectral Super Resolution), l’upscaler proprietario che sfrutta l’AI per ricostruire l’immagine a risoluzioni superiori. In teoria, doveva essere il jolly che univa la qualità grafica della modalità “Quality” della PS5 base ai 60 fps della “Performance”. E in effetti, in movimento, il miglioramento c’è: meno flickering su barba e capelli di Snake, meno artefatti nelle geometrie che si sovrappongono e un’immagine più stabile durante le scene ricche di dettagli. Abbiamo raccolto le informazioni principali in scheda di Metal Gear Solid Δ: Snake Eater.
Insomma, la promessa sulla carta era allettante: fluidità da modalità performance con la qualità visiva della quality mode. Ma le cose non vanno così lisce.
Risoluzione più bassa del previsto
I test mostrano che la PS5 Pro lavora con una risoluzione dinamica tra 756p e 1152p. Non solo si tratta di un valore inferiore rispetto alla qualità mode della PS5 base, che arriva a 1412p, ma in alcuni momenti il Pro gira persino a una risoluzione più bassa del Performance Mode della base (che tocca gli 864p).
Risultato? Se congeli l’immagine e zoomi su dettagli come erba o texture lontane, la PS5 Pro risulta meno nitida. Una sorpresa amara per chi si aspettava un salto avanti netto.
Flickering e shimmering peggiorati
Altro problema: il flickering delle ombre e dell’illuminazione globale. Era già un tallone d’Achille su PS5 base, soprattutto negli interni del laboratorio, ma il PSSR della Pro non lo corregge. Anzi, lo peggiora. Sulle superfici illuminate, come i muri degli interni o le zone d’ombra sotto l’erba, si notano più sfarfallii e instabilità. All’aperto il problema è ancora più evidente: la giungla si muove, ma l’occhio viene distratto da continui bagliori anomali.
Le prestazioni in game
Sul piano del frame rate la situazione non è più incoraggiante.
- PS5 base Performance Mode: parte bene, con 50–60 fps in zone come la palude dei coccodrilli e il ponte, ma crolla a 30–50 fps nelle aree piene di nemici (come Razvet) o sott’acqua. Con il VRR attivo l’esperienza resta accettabile, ma non è perfetta.
- PS5 base Quality Mode: bloccata a 30 fps con frame pacing irregolare. Nei momenti più intensi scende anche sotto i 30, rendendola poco raccomandabile nonostante la resa grafica superiore.
- PS5 Pro: offre un’unica modalità a 60 fps senza possibilità di scelta. Le cutscene girano tra i 40 e i 60 fps, senza lo stutter da 30 fps della base, ma lontane dalla stabilità promessa. E nei momenti chiave della giungla, il paradosso: il Pro gira peggio della base, con differenze fino a –7 fps negli stessi segmenti. Solo in alcune sezioni indoor la Pro regge meglio i 60, ma all’aperto il downgrade è evidente.
L’assenza di opzioni grafiche pesa
Uno dei limiti più fastidiosi della versione PS5 Pro è la mancanza di opzioni grafiche. Non puoi scegliere se preferire la risoluzione o le performance: c’è un unico preset forzato con PSSR e 60 fps target. Questo toglie all’utente la possibilità di personalizzare l’esperienza e rende difficile aggirare i difetti segnalati.
Su PS5 base, almeno, si ha la libertà di passare dalla Quality alla Performance, accettando compromessi diversi. Su Pro, niente da fare: prendi o lasci.
Un quadro non lusinghiero
In sintesi, la PS5 Pro avrebbe dovuto offrire il meglio dei due mondi, ma al momento si trova in una zona grigia.
- Pro: più stabilità in movimento, meno artefatti, cutscene a frame rate più alto.
- Contro: risoluzione dinamica inferiore, nitidezza peggiore, shimmering accentuato, prestazioni altalenanti e inferiori alla base in diversi scenari.
Non è esattamente il salto generazionale “di mezzo” che ci si aspettava, soprattutto considerando che la Pro è arrivata sul mercato proprio per garantire un upgrade nei giochi più pesanti.
Serve una patch correttiva
La situazione non è disastrosa, ma è difficile non restare delusi. Metal Gear Solid Δ è un titolo attesissimo, e l’idea di giocarci al meglio sulla console più recente di Sony era una delle attrattive principali. Invece, oggi ci troviamo davanti a un paradosso: chi ha la PS5 base, in certe condizioni, gode di un’esperienza più fluida e nitida rispetto a chi ha speso per la Pro.
La palla ora è in mano a Konami, che dovrà intervenire con patch correttive. Serve lavorare sul PSSR per ridurre il flickering, ottimizzare la gestione della risoluzione dinamica e magari introdurre un’opzione grafica aggiuntiva su Pro, così da dare più libertà agli utenti.
E Xbox Series X?
Un appunto veloce: nelle build mostrate a Gamescom, anche su Xbox Series X i cali ci sono. Le prestazioni sembrano simili a quelle di PS5 base, con problemi in particolare nelle aree affollate e sott’acqua. Non c’è ancora un’analisi tecnica approfondita come su PS5, ma per ora non sembra esserci una piattaforma nettamente superiore.
Chi si aspettava che la PS5 Pro fosse la scelta definitiva per Metal Gear Solid Δ: Snake Eater deve ridimensionare le aspettative. La console mid-gen di Sony porta vantaggi marginali e difetti evidenti, tanto da risultare inferiore in vari scenari rispetto alla PS5 standard. Un’occasione sprecata, almeno fino a nuove patch.
Per ora, se vuoi rivivere le avventure di Snake senza Metal Gear Solid Δ su PS5 Pro: prestazioni sotto le attese, la base resta la scelta più equilibrata, paradossale ma vero.
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