Tre ore. Tanto ci mette 007 First Light prima di lasciarti davvero in mano il guinzaglio. Sei ancora a Malta, in addestramento, e James ti guarda con la stessa impazienza con cui tu fissi il timer della prossima cutscene saltabile. Poi, finalmente, la prima vera infiltrazione: una villa, tre guardie, un caveau, e quel momento in cui capisci che IO Interactive sa esattamente cosa sta facendo. Il problema è che a volte lo sa fin troppo.
IO Interactive prende la licenza Bond e ci mette dentro Hitman
Partiamo dalla cosa ovvia, perché ignorarla sarebbe disonesto: questo è un gioco fatto dagli autori di Hitman, e si vede in ogni singola scelta di design. La grammatica dell’infiltrazione è la stessa del calvo Agente 47: ricognizione, travestimenti, eliminazioni silenziose, gadget che aprono soluzioni laterali. La differenza è che qui c’è una storia da raccontare, e quella storia tiene il guinzaglio molto più corto di quanto un veterano di Hitman sia abituato a tollerare.
Il confronto naturale non è con i soulslike di moda ma con il terzetto action-cinematico: Uncharted per le sequenze scriptate ad alta spettacolarità, Watch Dogs per certe meccaniche di hackeraggio ambientale, e ovviamente la stessa trilogia Hitman di IO. Rispetto a Uncharted, qui hai più libertà tattica nei momenti buoni; rispetto a Hitman, ne hai drasticamente meno. First Light sta in mezzo, e questa posizione ibrida è insieme la sua forza e il suo limite più discusso. Chi arriva da chi ha studiato i <a href=”https://www.gamecast.it/007-first-light-requisiti-pc-prestazioni/”>requisiti PC e le prestazioni attese</a> sappia che il gioco mantiene le promesse tecniche più di quanto mantenga quelle di libertà.
Il caveau e il corridoio: due anime che non sempre dialogano
Quando First Light ti lascia respirare, è notevole. Le sezioni sandbox sono il cuore pulsante del gioco: una mappa con più ingressi, telecamere da disattivare, un bersaglio da raggiungere con i mezzi che preferisci. Bluff, esca, eliminazione silenziosa. Il sistema di approccio ai bersagli, dove decidi se fingerti qualcun altro, attirare una guardia o stenderla di nascosto, dà quel senso di agency che ha reso celebre lo studio. Nei momenti migliori ti ritrovi a improvvisare, a leggere l’ambiente, a fallire e riprovare con un piano diverso.
Poi però arriva il corridoio. E qui la struttura mostra la corda. Troppe missioni alternano gameplay reale e cutscene non saltabili con un ritmo che spezza il coinvolgimento: esplori, raccogli un indizio, e puntualmente uno script ti strappa il controllo per “far succedere” qualcosa che avresti preferito vivere giocando. La critica più tagliente che ho letto nella community riassume bene la sensazione, ed è coerente con la mia esperienza: nei punti peggiori il loop diventa cutscene, quick time event, due minuti di gioco vero, altra cutscene. Non è sempre così, ma capita abbastanza da pesare.
C’è un problema di fondo nel modo in cui First Light gestisce il fallimento. In Hitman un disastro è colpa tua e diventa una storia da raccontare. Qui troppo spesso le cose vanno male perché lo decide lo script, non le tue azioni, e questo svuota di significato sia i successi sia gli errori. Se vuoi evitare gli inciampi più comuni nelle prime missioni, abbiamo raccolto <a href=”https://www.gamecast.it/007-first-light-errori-cose-da-non-fare/”>gli errori che fanno tutti e come evitarli</a>, perché la curva iniziale punisce chi affronta il gioco con la testa da Hitman puro.
Una tecnica che regge, con un asterisco rosso AMD
Sul fronte tecnico First Light è solido sulla piattaforma giusta. Nelle mie 27 ore su PC il gioco è girato pulito, con un comparto artistico di alto livello e un sound design che, nei momenti d’azione, è tra i migliori sentiti di recente in un AAA. Le animazioni facciali e il casting reggono il confronto cinematografico che il gioco insegue dichiaratamente.
C’è però un attrito che non posso ignorare, e riguarda chi possiede hardware AMD. L’assenza di FSR4, frame generation e anti-aliasing nativo penalizza pesantemente le configurazioni Radeon, costringendo a soluzioni esterne o ad accontentarsi di un FSR 3 che, su questo titolo, restituisce un’immagine sporca. È una dimenticanza seria al lancio per un gioco di questo budget. Va detto, a controprova, che la community segnala ottime prestazioni anche su Steam Deck con un blocco a 30fps: il motore scala bene, è il supporto upscaling lato AMD a zoppicare.
Il Bond giusto, la scrittura sbagliata al momento sbagliato
Patrick Gibson è un Bond convincente: giovane, impulsivo, ancora grezzo, lontano dall’icona levigata che conosciamo. La premessa narrativa, raccontare come si diventa 007, è la scelta più intelligente del pacchetto e nelle prime ore funziona benissimo. L’introduzione, in particolare, è un biglietto da visita di altissimo livello.
Il guaio è che la scrittura non tiene quel passo per tutta la durata. Alcune sequenze narrative inciampano in dialoghi prevedibili e situazioni poco credibili, momenti in cui un negoziato ad alta tensione si scioglie in battute fuori tono o in soluzioni ambientali fin troppo convenienti. Non è scrittura imbarazzante, ma è scrittura che alterna picchi notevoli a cadute evitabili. Per un gioco che fa della componente cinematografica la sua bandiera, l’incostanza si nota più che altrove.
Quindici ore e poi? La domanda della longevità
Qui arriva un nodo concreto per il portafoglio. La campagna principale si chiude attorno alle quindici ore, e la rigiocabilità reale è limitata: le simulazioni, che ripropongono operazioni con sfide e vincoli di equipaggiamento, sono un diversivo ma non aggiungono contenuto sostanziale, perché si tratta in larga parte di rigiocare ciò che hai già visto nella campagna. I collezionabili ci sono, ma difficilmente spingono al completismo chi non sia già conquistato.
Le mie 27 ore comprendono esplorazione laterale e qualche simulazione: il giocatore che corre dritto alla fine ne vedrà parecchie meno. Per chi punta al platino, abbiamo già pubblicato la <a href=”https://www.gamecast.it/007-first-light-guida-trofei-platino/”>guida completa ai trofei</a>, ma è bene sapere in anticipo che non parliamo di un titolo che chiede cento ore della tua vita. È un’esperienza tarata sulla campagna, intensa finché dura, povera di motivi per restare dopo i titoli di coda.
Cosa resta dopo i titoli di coda
First Light lascia il segno come ritorno di Bond nel videogioco dopo quattordici anni di assenza non mobile, e come prova che IO Interactive sa maneggiare anche una licenza così ingombrante. Il sentiment community lo conferma: con un 92% di recensioni positive su oltre 8.000 utenti Steam, il segnale è netto, la gente si sta divertendo. Resta però la sensazione di un gioco che funziona meglio come action cinematografico in terza persona che come autentica fantasia di spionaggio alla Bond. L’eleganza, la manipolazione psicologica, il carisma del personaggio emergono a tratti ma non sono mai davvero sistema di gioco.
È un popcorn movie giocabile di ottima fattura. Non è la rivoluzione che la struttura sandbox di IO faceva sognare.
Verdetto: a 70 euro solo per i fan, gli altri aspettino
007 First Light è un buon gioco d’azione cinematografico con un Bond azzeccato e una confezione tecnica notevole, zavorrato da un ritmo che abusa di cutscene e da una longevità magra per il prezzo pieno. Se sei un appassionato Bond o di action alla Uncharted, i 70 euro li puoi spendere con la consapevolezza di portare a casa una quindicina di ore intense e poco altro. Se cerchi la libertà sistemica di Hitman o ti pesa pagare a peso d’oro una campagna breve e poco rigiocabile, aspetta i saldi: il gioco non perde nulla atteso qualche mese, e il tuo portafoglio ringrazia.
007 First Light
IO Interactive porta James Bond nel videogioco dopo 14 anni con un action cinematografico di gran fattura, zavorrato da un ritmo che abusa di cutscene e da una longevità magra per il prezzo pieno.
Voto Gamecast
Media redazionale
L’analisi, voce per voce
Cinque assi di valutazione. I numeri sono il punto di partenza; il commento del critico è il contenuto.
Sandbox eccellente quando ti lascia libero, ma troppe sezioni guidate da script invasivi
Pulito e curato su piattaforma target, ma supporto AMD assente penalizza FSR4 e frame gen
Premessa brillante e Bond convincente, scrittura che alterna picchi alti a cadute prevedibili
Quindici ore di campagna e rigiocabilita limitata: corto per il prezzo pieno
Ottimo action cinematografico e ritorno atteso di Bond, ma poco fantasia di spionaggio vera
A chi lo consigliamo
Tre posizioni secche, per aiutarti a capire se è il gioco giusto per te.
- Giocalo se…
- Fan di James Bond e degli action cinematografici in terza persona alla Uncharted, che cercano spettacolo e regia sopra la liberta sistemica
- Saltalo se…
- Chi arriva da Hitman cercando la stessa apertura sandbox e liberta di approccio, e chi vuole tante ore di contenuto per il prezzo pieno
- Tienilo d’occhio se…
- Nelle sezioni di infiltrazione a mappa aperta, dove ricognizione, travestimenti e gadget aprono soluzioni multiple
Cosa funziona, dove crolla
Cosa funziona
- Le sezioni sandbox offrono vera liberta tattica con bluff, esche ed eliminazioni silenziose nei momenti migliori
- Patrick Gibson e un Bond giovane e impulsivo convincente, con un'introduzione di altissimo livello
- Comparto tecnico e sound design di prim'ordine su PC, con 92% di recensioni positive su Steam
Dove crolla
- Il ritmo abusa di cutscene non saltabili e quick time event che spezzano il coinvolgimento
- Campagna di circa quindici ore con rigiocabilita reale molto limitata per un prezzo da 70 euro
- Assenza di FSR4, frame generation e AA nativo penalizza pesantemente le configurazioni AMD al lancio
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