Il paragone arriva subito, quasi automatico: un animale protagonista, un mondo da esplorare, pochi eccessi, tanta atmosfera. Stray ha lasciato un segno preciso nell’immaginario recente dei videogiochi, quindi ogni avventura con un animale al centro rischia di finirci accanto, volente o nolente. Adorable Adventures, però, non funziona davvero quando prova a ricordarlo. Funziona quando se ne allontana.
Boris non è un gatto che attraversa tetti, insegne al neon e appartamenti dimenticati. È un cucciolo di cinghiale che mette il muso a terra, segue odori, si distrae, filtra tracce e prova a ritrovare la propria famiglia dopo un incendio. Già qui il confronto cambia natura: Stray ti faceva sentire piccolo dentro una città morta; Adorable Adventures ti fa sentire vulnerabile dentro un ecosistema vivo.
Perché il paragone con Stray è inevitabile
Il motivo è semplice: i videogiochi con animali protagonisti sono ancora abbastanza rari da essere messi tutti nello stesso scaffale mentale. Quando un titolo ti fa giocare nei panni di un gatto, un cinghiale, una volpe o un cervo, il primo istinto è chiedersi quanto quella scelta cambi davvero il gioco. È una skin tenera o un punto di vista? Per seguire tutti gli aggiornamenti c'è scheda di Adorable Adventures.
Stray aveva risposto bene a questa domanda. Il gatto non era solo una mascotte utile per vendere gif e clip sui social: cambiava il modo di muoversi, di leggere gli spazi, di attraversare la città. Salti brevi, passaggi stretti, davanzali, tubi, tetti e interni domestici diventavano parte dell’identità del gioco. Il corpo del gatto era già level design.
Per capire meglio dove Adorable Adventures riesce davvero a trovare una voce propria, il confronto con Stray va letto insieme alla nostra recensione di Adorable Adventures, dove analizziamo più nel dettaglio il sistema degli odori, il ritmo dell’esplorazione e i limiti di un’avventura che funziona solo se accetti di rallentare.
Adorable Adventures prende un’altra strada. Non punta sulla verticalità urbana, ma sulla percezione. Boris non domina lo spazio dall’alto: lo interpreta dal basso, attraverso il naso. Le scie odorose, i segnali ambientali, le distrazioni di fiori, funghi e rifiuti umani trasformano l’esplorazione in una piccola gestione sensoriale. Non stai solo andando da un punto all’altro. Stai decidendo cosa ignorare e cosa seguire.
Stray ti faceva guardare dall’alto, Adorable Adventures ti porta a terra
La differenza più interessante sta tutta qui. In Stray, il gatto è agile, silenzioso, laterale rispetto al mondo. Non appartiene davvero alla città dei robot, ma riesce a infilarcisi dentro. È un intruso elegante, uno sguardo basso che però vive di altezza: cornicioni, balconi, insegne, tetti, passerelle. La città si capisce saltandoci sopra.
In Adorable Adventures, Boris fa l’opposto. Non c’è l’eleganza predatoria del gatto, non c’è quella sensazione di attraversare una rovina urbana come se fosse un parco giochi verticale. C’è un animale giovane, più goffo, più istintivo, costretto a capire un ambiente naturale attraverso segnali che il giocatore umano normalmente non considera. Il fiuto diventa una forma di interfaccia, e questa è l’intuizione più forte del gioco.
La meccanica degli odori è semplice da spiegare, ma più interessante di quanto sembri. Attivi il fiuto, segui una traccia, incontri odori secondari che disturbano il percorso, impari a filtrarli. È un sistema piccolo, non rivoluzionario, ma coerente. Dove molti giochi usano l’animale come pupazzo carino, Adorable Adventures prova almeno a chiedersi: cosa significa esplorare se il tuo primo strumento non è la vista, ma l’olfatto?
Due mondi opposti: città cyberpunk e natura reale
Anche l’ambientazione separa nettamente i due giochi. Stray costruiva fascino attraverso contrasto e malinconia: un gatto vivo dentro una città artificiale, abitata da robot, memoria, ruggine e assenza umana. Era un mondo più iconico, più immediatamente riconoscibile, più forte dal punto di vista dell’immagine. Bastava un vicolo illuminato al neon per capire che tipo di atmosfera voleva evocare.
Adorable Adventures lavora su registri meno appariscenti. Il suo ambiente è ispirato a una riserva naturale francese, con piante studiate e suoni ambientali raccolti per restituire un senso di luogo concreto. Non vuole sembrare un sogno cyberpunk, vuole sembrare un parco che puoi attraversare lentamente. La sua identità nasce dalla cura del dettaglio naturale, non dalla potenza dell’immaginario.
Questo lo rende meno immediato, ma anche meno derivativo. Se guardi solo il protagonista animale, il confronto con Stray sembra schiacciante. Se guardi il modo in cui i due mondi vengono progettati, invece, la distanza diventa evidente. Stray raccontava una città verticale attraverso il movimento felino; Adorable Adventures racconta un ambiente naturale attraverso tracce, odori e deviazioni.
Dove Stray resta più forte
Essere diversi non significa essere automaticamente migliori. Stray resta più incisivo sul piano dell’immaginario, del ritmo e della memorabilità. Aveva una silhouette narrativa più chiara: gatto, città chiusa, mistero, robot, fuga. Bastavano pochi minuti per capire il tono, il desiderio e la promessa. Anche chi non lo aveva giocato poteva riconoscerlo da uno screenshot.
Adorable Adventures è più fragile. Il suo passo lento può diventare limite, soprattutto per chi cerca tensione, progressione o un intreccio narrativo più denso. L’idea del fiuto regge bene come identità, ma rischia la ripetizione quando il gioco non introduce abbastanza variazioni. Il suo fascino dipende molto dalla disponibilità del giocatore a rallentare.
C’è anche un tema di ambizione percepita. Stray sembrava piccolo, ma aveva una confezione molto compatta e un’idea di mondo forte. Adorable Adventures appare più gentile, più educativo, più da nicchia cozy. Non è un difetto in sé, però cambia le aspettative. Chi cerca “un altro Stray” potrebbe restare deluso proprio perché sta cercando la cosa sbagliata.
Dove Adorable Adventures trova una voce propria
Il punto a favore di Adorable Adventures è che non prova a copiare il gatto di BlueTwelve Studio. Boris non salta sui condizionatori, non attraversa una distopia, non osserva il mondo con distacco felino. Boris annusa, si perde, si lascia distrarre, cerca la strada più adatta al proprio corpo. È un protagonista meno cool, ma più curioso sul piano ludico.
Quando il gioco funziona, ti costringe a cambiare scala. Guardi il terreno, non l’orizzonte. Dai peso a una macchia d’erba, a una traccia, a un odore secondario, a un percorso che sembrava inutile. Non è una forma di esplorazione eroica, è quasi domestica, istintiva. Il mondo non è un enigma da conquistare, ma un ambiente da interpretare.
Questa è la parte che lo rende interessante in ottica editoriale. I giochi con animali funzionano davvero quando spostano il modo in cui il giocatore pensa lo spazio. Stray lo faceva con l’agilità e la verticalità. Adorable Adventures ci prova con percezione e natura. Due soluzioni diverse allo stesso problema: farci uscire, almeno per qualche ora, dal corpo standard del protagonista umano.
Non basta mettere un animale protagonista
Il rischio, in questo filone, è sempre lo stesso: scambiare la tenerezza per design. Un animale protagonista attira attenzione, genera empatia immediata e funziona bene nelle clip, ma non basta. Se poi il gioco ti fa muovere, combattere, raccogliere e interagire come qualsiasi personaggio umano, l’idea si consuma in fretta.
Stray aveva capito che il gatto doveva cambiare il rapporto con la città. Adorable Adventures capisce, almeno nei suoi momenti migliori, che un cucciolo di cinghiale deve cambiare il rapporto con la natura. Il fiuto, le tracce, le distrazioni sensoriali e la ricerca dei fratellini non sono elementi giganteschi, ma danno una logica interna all’esperienza. Non tutto è ugualmente riuscito, però la direzione è leggibile.
Ed è qui che il paragone diventa utile. Non per stabilire chi vince, perché sarebbe un confronto pigro. Serve piuttosto a distinguere due modi di usare un animale nel videogioco contemporaneo. Da una parte il gatto come chiave per attraversare una città impossibile; dall’altra il cinghiale come chiave per leggere un ecosistema. Il primo ti porta sopra il mondo, il secondo ti riporta dentro il mondo.
Adorable Adventures non è il nuovo Stray, e va bene così
Chiamare Adorable Adventures “il nuovo Stray” sarebbe comodo, ma impreciso. Aiuta a far capire il tipo di pubblico, certo: chi ha amato esperienze con animali protagonisti, esplorazione leggera e una forte componente atmosferica può trovarci qualcosa. Però rischia anche di creare un’aspettativa sbagliata, perché Boris non ha la stessa forza iconica del gatto cyberpunk e il gioco non cerca la stessa tensione narrativa.
La lettura più corretta è un’altra: Adorable Adventures appartiene allo stesso discorso, non allo stesso modello. È un titolo più tenero, più lento, più naturalistico, meno memorabile nell’immaginario ma dotato di una meccanica centrale sensata. Dove Stray chiedeva di abitare la città con il corpo di un gatto, Adorable Adventures chiede di attraversare il bosco con il naso di un cinghiale.
Per questo il paragone funziona solo se non diventa una gabbia. Adorable Adventures non deve vincere contro Stray per avere senso. Deve dimostrare che un animale protagonista può ancora cambiare il modo di esplorare, non solo decorarlo. E quando Boris abbassa il muso, filtra un odore inutile e ritrova una traccia buona, quella promessa si vede.
Secondo te un gioco con un animale protagonista deve cambiare davvero il gameplay, o basta creare atmosfera? Scrivicelo nei commenti e seguici su Instagram per altri confronti e consigli fuori dai soliti radar.
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