Blades of Fire – Recensione completa dopo 60 ore: sì, ti farà bestemmiare

Blades of Fire è un soulslike diverso dagli altri: forgi le armi a mano, combatti con tecnica e muori spesso. Recensione onesta dopo 60 ore di gioco: ecco perché potrebbe conquistarti.

blades of fire
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Ogni tanto arriva un gioco che ti fa mettere in pausa tutto. Ti prende a schiaffi, ti fa sentire stupido, poi ti guarda con aria di sfida e ti dice: “Vuoi davvero mollare adesso?”. Blades of Fire è esattamente quel tipo di gioco. Un soulslike atipico, ruvido, sbilanciato qua e là, ma con un’identità fortissima. Dopo oltre 60 ore di gioco e due recensioni diverse lette (entrambe di chi ci ha messo le mani sopra per davvero), ti diciamo com’è. Ma davvero.

L’inizio non perdona: ti butta nel fuoco, letteralmente

attivando la steel mode, aaron brilla come un'armatura divina e picchia ancora più duro. contro certe creature – tipo questo albero mutante con occhi da inferno – è l’unica speranza.
Attivando la steel mode, aaron brilla come un’armatura divina e picchia ancora più duro. Contro certe creature – tipo questo albero mutante con occhi da inferno – è l’unica speranza.

Parti nei panni di Aaron, un fabbro guerriero che vive in un mondo dove la Regina Naria ha trasformato l’acciaio in pietra, rendendo inutili tutte le armi. Bella trovata, no? Per fortuna tu hai un martello sacro capace di forgiare armi con metalli divini, e sì, sei l’unico che può fermare questa follia.

Detta così sembra la solita storia fantasy. In realtà è solo il contesto di un’esperienza molto più tosta di quanto sembri. Il gioco ti spiega poco e male. Non c’è tutorial vero e proprio. Parti, sbatti contro un muro (letteralmente o metaforicamente), muori, e impari.

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Il combat system è un brutto bastardo… e funziona

vuoi materiali? dovrai offrire una delle tue creazioni migliori. ogni arma ha una reputazione, e se non è abbastanza alta… niente risorse. il sistema ti costringe a scegliere con cura cosa sacrificare.
Vuoi materiali? Dovrai offrire una delle tue creazioni migliori. Ogni arma ha una reputazione, e se non è abbastanza alta… niente risorse. Il sistema ti costringe a scegliere con cura cosa sacrificare.

Se hai giocato a un soulslike, pensi di sapere cosa ti aspetta. E invece Blades of Fire ti frega. Qui la combat dance non è solo parry, schiva e colpisci. C’è una meccanica chiave: la direzione del colpo.

Ogni nemico ha zone vulnerabili e protette. E no, non è solo estetica: se attacchi una parte corazzata, rimbalzi. Se becchi il punto debole, fai male. Ma i nemici cambiano postura, si coprono, si scoprono. Devi adattarti. Il pulsante che premi decide se colpisci in alto, in basso, a sinistra o destra. E se sbagli, vieni punito.

Qui non si buttonmasha. Mai. Anche i mob base ti massacrano se ti distrai. Gli scontri diventano piccoli puzzle in tempo reale, e ogni kill guadagnata è una micro-vittoria.

Muoio, perdo l’arma, bestemmio. E riparto.

aaron e la sua compagna adso condividono un momento di quiete. la scrittura dei dialoghi è semplice ma efficace, con piccoli spunti narrativi che aggiungono profondità al viaggio.
Aaron e la sua compagna adso condividono un momento di quiete. La scrittura dei dialoghi è semplice ma efficace, con piccoli spunti narrativi che aggiungono profondità al viaggio.

Quando muori, torni all’ultima fucina usata (sì, come i falò in Dark Souls). Ma il twist? Perdi l’arma equipaggiata, che rimane dove sei morto. Vuoi recuperarla? Devi tornare lì vivo. Se nel frattempo ne hai forgiata un’altra, magari meno adatta… peggio per te.

Questo aggiunge una tensione bestiale a ogni run. Non solo perdi progressi, ma rischi di perdere l’arma a cui ti eri affezionato. E credimi, dopo averla costruita da zero, quell’arma è tua. Non è un drop. È sangue, sudore e martellate.

Il crafting è geniale… o una tortura, dipende da te

Parliamo della fucina. È il cuore del gioco. Qui scegli il metallo, la forma della lama, la guardia, il tipo di danno. Ma non finisce lì: per forgiare devi affrontare un minigioco dove colpisci l’incudine con tempismo. Se sbagli, l’arma viene peggio. Se fai bene, ottieni bonus a resistenza, riparabilità, potenza.

Alcuni lo amano, altri lo odiano. Un recensore l’ha definito “tedioso fino all’estremo”. Ma il senso c’è: ogni arma nasce letteralmente dalle tue mani. E se si rompe, è colpa tua.

Ah, sì: le armi si consumano. Ogni colpo abbassa la durata. Puoi affilarle, ma a un certo punto si spezzano. E devi riforgiarle da capo. Detesti questo sistema? Blades of Fire non fa per te.

Un mondo vasto, bellissimo… e frustrante

non è un boss, ma ti svuota comunque il portafogli. questo npc gigantesco, color lavanda e con l’aria da venditore di tappeti magici, è uno dei personaggi secondari più riusciti di blades of fire.
Non è un boss, ma ti svuota comunque il portafogli. Questo npc gigantesco, color lavanda e con l’aria da venditore di tappeti magici, è uno dei personaggi secondari più riusciti di blades of fire.

La mappa sembra piccola. In realtà è labirintica, stratificata e piena di segreti. Tunnel sotto altre mappe. Passaggi verticali. Porte che si aprono solo se trovi la leva nel posto più assurdo del mondo.

Peccato che il sistema di navigazione faccia acqua. Il gioco non ti dice dove andare. L’obiettivo è segnato (forse), ma raggiungerlo è un puzzle di suo. E se pensi che una volta scoperto il trucco sarà tutto in discesa… ti sbagli.

Non puoi saltare, non puoi scalare, non hai mappe multilivello. Ti perdi. Ti arrabbi. Poi trovi un’area nuova e torni a essere un bambino in un parco giochi fantasy. È quel tipo di frustrazione che ti lega al gioco. Che ti spinge a volerlo dominare.

Estetica old school, atmosfera grandiosa

Graficamente non fa gridare al miracolo, ma ha uno stile coerente e affascinante. I paesaggi sembrano usciti da un sogno PS2 rifatto nel 2025. Rovine maestose, creature enormi, città decadenti. Non è un gioco bello, è un gioco immaginato bene. Ti immerge. Ti fa sentire dentro.

I nemici sono massicci. I compagni (sì, ci sono) hanno carattere e battute che non scadono nell’inutile. Aaron è un muro con un cuore d’acciaio, ma funziona.

Stili di gioco? Sì, e cambiano davvero

aaron sfodera la sua mazza artigianale "pikeitup" contro un nemico pronto a sanguinare fino all’ultima goccia. lo swing direzionale è tutto qui: colpisci il punto giusto o preparati a raccogliere i denti da terra.
Aaron sfodera la sua mazza artigianale “pikeitup” contro un nemico pronto a sanguinare fino all’ultima goccia. Lo swing direzionale è tutto qui: colpisci il punto giusto o preparati a raccogliere i denti da terra.

Non è solo marketing: puoi davvero cambiare stile. Forgia un’ascia a due mani e diventi un carro armato lento ma devastante. Passa a due lame leggere e sei una furia danzante. O una lancia per tenere le distanze. E ogni scelta conta: ci sono nemici vulnerabili solo a certi tipi di danno, e altri invulnerabili ad alcuni stili.

Il gioco ti costringe a sperimentare. A cambiare arma. A pensare in anticipo. Non ti lascia nella comfort zone.

Difetti? Sì, ce ne sono. E sono veri.

  • La navigazione a volte è un incubo.
  • Il sistema di crafting può stancare (specialmente se forgi spesso).
  • Le performance su PC non sono sempre fluide (stuttering in alcune build).
  • La curva d’apprendimento è verticale.
  • Niente qualità di vita: se ti perdi, ti arrangi.

Eppure…

Eppure non riesci a smettere

Ogni volta che chiudi il gioco, ci pensi. Ogni morte, ogni arma fatta bene, ogni passaggio scoperto… ti resta in testa. È uno di quei giochi che non dimentichi dopo una settimana. Ha un’anima ruvida, scomoda, ma autentica.

Una delle due recensioni lo ha definito “un gioco con una lista di problemi più lunga dei pregi, ma con un’identità unica”. Sottoscrivo.

E tu? Sei pronto a sporcarti le mani nella fucina? Hai già forgiato la tua prima arma? Raccontacelo nei commenti.
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Recensione
blades of fire

Blades of Fire

Ogni tanto arriva un gioco che ti fa mettere in pausa tutto. Ti prende a schiaffi, ti fa sentire stupido, poi ti guarda con aria di sfida e ti dice: “Vuoi davvero mollare adesso?”.…

Xbox Series X|S · PC · PlayStation 5 22 Maggio 2025
GC Score
7.8 /10

Voto Gamecast

Media redazionale

01

L’analisi, voce per voce

Cinque assi di valutazione. I numeri sono il punto di partenza; il commento del critico è il contenuto.

Gameplay 8/10

Meccaniche e sistema di gioco: punto di forza evidente del gioco

Tecnica 7/10

Grafica, performance e stabilità: nella media, senza picchi o cali particolari

Storia 7.5/10

Narrativa, personaggi e scrittura: nella media, senza picchi o cali particolari

Longevità 8.5/10

Durata, contenuti e rigiocabilità: punto di forza evidente del gioco

Esperienza 8/10

Atmosfera, immersione e coerenza: punto di forza evidente del gioco

02

A chi lo consigliamo

Tre posizioni secche, per aiutarti a capire se è il gioco giusto per te.

Giocalo se…
Cerchi un gioco che duri e offra tanto da fare
Saltalo se…
La resa tecnica è la tua priorità e questo gioco non eccelle in quell'area
Tienilo d’occhio se…
I momenti migliori arrivano quando il gioco mette in mostra il suo punto di forza principale
03

Cosa funziona, dove crolla

Cosa funziona

  • Durata e contenuti abbondanti
  • Gameplay solido e coinvolgente
  • Esperienza complessiva curata e coerente

Dove crolla

  • Alcune scelte di design non convincono
  • Non raggiunge il pieno potenziale
04

Il voto, riletto dal tuo stile

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