Quando Small Soldiers arriva su PlayStation alla fine degli anni 90, il rischio è chiaro: diventare l’ennesimo gioco su licenza dimenticabile. Invece, pur senza ambizioni da capolavoro, riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo tra gli sparatutto dell’epoca, grazie a un ritmo costante, idee semplici e una modalità multiplayer che fa la differenza.
Uno sparatutto arcade figlio del suo tempo
Il gioco ti mette nei panni di Archer, membro dei Gorgon, una razza pacifica costretta a combattere contro i Commando Elite. I nemici sono soldatini giocattolo potenziati da microchip militari e guidati dal carismatico e spietato Chip Hazard. Per seguire tutti gli aggiornamenti c'è tutto quello che sappiamo su Small Soldiers.
La struttura è lineare e diretta. Prima di ogni livello ti vengono spiegati gli obiettivi e mostrati i nemici. Entri in azione senza tempi morti, come ci si aspettava da uno sparatutto PlayStation di fine millennio.
Gameplay semplice ma efficace
Il sistema di controllo è immediato. Tenendo premuto R2 la visuale zooma, permettendo di osservare meglio l’ambiente e mirare con più precisione. Non è una rivoluzione, ma funziona.
I livelli sono disseminati di elementi interattivi. Puoi liberare creature che, se trattate con cautela, combattono al tuo fianco. Avvicinarti troppo, però, è un errore che si paga caro. Il gioco non ti prende per mano.
Livelli, missioni e varietà
Small Soldiers propone venti livelli, ognuno con obiettivi diversi. Non si tratta solo di eliminare nemici:
- distruzione di avamposti
- piazzamento di trappole
- gestione delle truppe
- sfruttamento dell’ambiente
Tra gli elementi più curiosi ci sono geyser che ti lanciano in aria e muri di energia che funzionano come teletrasporti. Piccole trovate che spezzano la monotonia e mantengono il ritmo alto.
Azione diretta e scontri ravvicinati
Gli scontri sono secchi, spesso improvvisi. Ti giri un angolo, trovi un Commando Elite, armi puntate. Chi spara per primo resta in piedi. È uno sparatutto arcade puro, senza coperture moderne o meccaniche elaborate.
Multiplayer in split screen
Uno dei punti di forza è la modalità Deathmatch in split screen. Due giocatori, stesso schermo, combattimento diretto. Un’aggiunta importante che aumenta la longevità del gioco e lo rende perfetto per le sessioni sul divano, pad alla mano.
Armi e potenziamenti
Non mancano i power-up. Disintegratori, armi a energia e potenziamenti vari sono sparsi nei livelli e diventano fondamentali nelle fasi più avanzate. Recuperarli tutti non è solo un extra, ma una vera necessità per arrivare fino allo scontro finale.
Perché Small Soldiers è ancora ricordato
Small Soldiers non ha mai puntato all’eccellenza tecnica. Ha puntato a divertire. Oggi viene ricordato come un retrogame PlayStation onesto, con un buon ritmo, multiplayer solido e un’identità chiara.
Non è un titolo che ha segnato la storia, ma è uno di quelli che molti hanno finito, rigiocato e prestato agli amici. Ed è proprio questo il motivo per cui, a distanza di anni, se ne parla ancora.
Un classico minore, ma autentico. Perfetto per chi vuole riscoprire cosa significava sparare senza troppe spiegazioni, quando bastavano un pad, uno schermo diviso e qualche soldatino armato fino ai denti.
Hai mai giocato a Small Soldiers su PlayStation?
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