Settembre 1982. Le sale giochi erano ancora il cuore pulsante del divertimento, ma le console casalinghe iniziavano a bussare con sempre più forza alla porta del grande pubblico. Non c’era Internet, non c’erano trailer da guardare in streaming: le novità le scoprivi nei bar sotto casa o sfogliando le riviste dell’epoca. E quel mese due titoli hanno scritto una pagina importante della storia videoludica: Pitfall! e Q*bert.
Pitfall! – L’avventura casalinga che cambiò tutto
Il 1982 è ricordato come l’anno in cui Atari 2600 dominava i salotti, e a settembre arrivò il gioco che avrebbe ridefinito il concetto di platform domestico: Pitfall! di Activision.
Creato da David Crane, il titolo metteva il giocatore nei panni di Pitfall Harry, un esploratore che saltava tra tronchi, scavalcava scorpioni e si aggrappava a liane nella giungla. Non era solo un gioco: era un’avventura, con 255 schermate collegate tra loro che davano un senso di esplorazione mai visto prima su console.
Per chi era abituato a titoli arcade veloci e a punteggio, trovarsi davanti a un mondo intero da scoprire fu una piccola rivoluzione. Pitfall! non era un semplice passatempo: era un precursore delle grandi avventure che sarebbero arrivate anni dopo.
Q*bert – L’alieno che parlava in simboli
Nello stesso periodo, nelle sale giochi iniziava a circolare una macchina che attirava subito l’occhio con i suoi colori e il suo stile isometrico: Q*bert.
Il gioco fece il suo debutto in fase di test proprio l’11 settembre 1982 in un bowling, ma sarebbe stato distribuito ufficialmente solo in ottobre. Eppure già in quei primi test si intuiva che il piccolo alieno arancione con il nasone sarebbe diventato un’icona.
Q*bert introduceva meccaniche uniche: saltare da un cubo all’altro cambiando colore alla piramide, evitare nemici assurdi come Coily il serpente e imprecare in un linguaggio incomprensibile (ma riconoscibilissimo nei balloon pieni di simboli). Era diverso, era bizzarro, ed era perfetto per l’epoca.
Il clima nelle sale giochi
Chi c’era lo ricorda bene: a settembre 1982 i cabinati più gettonati erano ancora Dig Dug, Pole Position, Donkey Kong Jr. e Joust. Titoli che spingevano al massimo la competizione a suon di punteggi.
Robotron: 2084, uscito quell’estate, faceva impazzire i più hardcore grazie al suo twin-stick sparatutto frenetico. Ogni partita costava una monetina, e ogni monetina era una sfida per scalare le classifiche locali.
Ma già si intravedeva una spaccatura: da un lato l’esperienza arcade, diretta e competitiva, dall’altro l’avanzata dei giochi da casa che proponevano mondi più grandi e tempi di gioco più lunghi. Pitfall! rappresentava esattamente questo cambio di passo.
Le console in salotto
In quei mesi, oltre all’Atari 2600, c’erano anche il ColecoVision e l’Intellivision che cercavano di guadagnare terreno. Intanto, in agosto 1982 era arrivato il Commodore 64, e a settembre cominciavano a circolare i primi giochi per home computer. Non ancora il boom, ma i semi erano stati piantati.
Chi aveva un C64 si trovava davanti a un hardware potentissimo per l’epoca, pronto a ospitare porting arcade e nuovi generi. La rivoluzione casalinga stava per accelerare, e Pitfall! fu il titolo simbolo di questo cambio di paradigma.
Due mondi che si incrociavano
Settembre 1982 è quindi il mese in cui il futuro delle avventure domestiche e l’estro creativo degli arcade si sono dati appuntamento. Da un lato Pitfall! apriva la strada a una nuova generazione di platform. Dall’altro, Q*bert stava per conquistare le sale con un design surreale che avrebbe lasciato un segno indelebile.
Era l’inizio di una fase di transizione: pochi mesi dopo, Nintendo avrebbe lanciato il Famicom in Giappone, e la storia dei videogiochi sarebbe cambiata ancora una volta. Ma in quel settembre, con una cartuccia Atari infilata nel 2600 o con un cabinato fumante in sala giochi, i gamer vivevano già un’epoca d’oro.
Cosa resta di settembre 1982
Oggi Pitfall! è ricordato come il primo grande platform per console, un titolo capace di vendere milioni di copie e ispirare intere generazioni di sviluppatori. Q*bert, invece, è rimasto un simbolo dell’era arcade, riconoscibile anche da chi non ha mai messo mano al cabinato.
Guardando indietro, settembre 1982 non è stato un mese qualunque: è stato il momento in cui i videogiochi hanno iniziato a dividersi tra esperienza casalinga e cultura arcade, creando due anime destinate a convivere (e scontrarsi) per decenni.
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