Il nome Prey evoca ricordi contrastanti tra i gamer. Da una parte c’è chi ricorda il vecchio FPS del 2006, con i portali e le gravità impazzite. Dall’altra c’è chi pensa subito al reboot firmato Arkane del 2017, una delle esperienze sci-fi più raffinate dell’ultimo decennio. Poi però c’è il silenzio. Da anni non si parla più di questa saga, eppure il suo potenziale è enorme. Allora, che fine ha fatto Prey?
Prey 2006: un inizio dimenticato
Il primo Prey, pubblicato da 2K e sviluppato da Human Head Studios, arriva nel 2006 su PC e Xbox 360. All’epoca colpisce tutti per le sue idee particolari: portali che collegano stanze diverse, cambi di gravità improvvisi, e un protagonista nativo americano, Tommy, catapultato su un’astronave aliena. Per seguire tutti gli aggiornamenti c'è approfondimento su Prey.
Il gioco viene accolto bene dalla critica e conquista una nicchia di fan, ma le vendite non bastano per trasformarlo in un fenomeno. Si inizia subito a parlare di un sequel, ma quella strada finirà in un vicolo cieco.
Prey 2: il grande sogno cancellato
Alcuni anni dopo, Human Head mostra al pubblico Prey 2, un progetto radicalmente diverso dal primo. Siamo nel 2011 e i trailer lasciano tutti a bocca aperta: un open world sci-fi in cui il giocatore veste i panni di un cacciatore di taglie intergalattico.
L’idea è fresca, il design ricorda un mix tra Blade Runner e Mass Effect, e l’hype è alle stelle. Poi il buio. Per anni non si sente più nulla e nel 2014 Bethesda annuncia la cancellazione ufficiale. Un colpo durissimo per i fan, che ancora oggi ricordano Prey 2 come “il sequel che non vedremo mai”.
Il reboot di Arkane del 2017
A quel punto Bethesda decide di non abbandonare il marchio e lo affida a Arkane Studios, già autori di Dishonored. Il risultato è un reboot totale, senza legami con il vecchio Prey.
Il gioco esce nel 2017 e ci porta sulla stazione spaziale Talos I, un ambiente retro-futuristico infestato da alieni mutaforma chiamati Typhon. L’approccio è quello tipico degli immersive sim, genere caro ad Arkane: libertà di scelta, più soluzioni ai problemi, esplorazione profonda.
Critici e giocatori lo apprezzano: Prey 2017 diventa un cult, lodato per la scrittura, l’atmosfera e le possibilità di gameplay. Ma c’è un problema: le vendite non esplodono. Nonostante i voti alti, il titolo rimane confinato a una cerchia di appassionati, troppo di nicchia per i numeri che Bethesda sperava.
DLC e ultimi colpi di coda
Arkane prova comunque ad arricchire l’esperienza. Nel 2018 arriva Mooncrash, un’espansione che introduce una modalità roguelike ambientata su una base lunare. Segue Typhon Hunter, una modalità multiplayer asimmetrica in cui un giocatore impersona l’umano e altri cinque controllano i mimetici alieni Typhon.
Sono contenuti interessanti, ma non bastano a rilanciare il brand. Dopo queste uscite, Arkane si concentra su nuovi progetti: prima Deathloop nel 2021, poi Redfall nel 2023. Prey, di fatto, sparisce dai radar.
Oggi: che fine ha fatto Prey?
Siamo nel 2025 e il marchio Prey è completamente fermo. Non ci sono annunci ufficiali di un nuovo capitolo, né da parte di Arkane né da parte di Xbox, che nel frattempo ha acquisito Bethesda e ZeniMax.
La community non si è mai spenta: su forum e Reddit continuano a spuntare discussioni, mod, richieste di sequel. Ma la realtà è che Microsoft sembra avere altre priorità. Da un lato investe su titoli multiplayer e live service, dall’altro punta su brand storici come The Elder Scrolls e Fallout.
Prey non rientra in nessuno dei due scenari: è un single player narrativo, complesso e costoso da sviluppare, con un mercato di riferimento più ristretto.
Perché Prey manca ancora oggi
Il motivo principale è chiaro: le vendite non hanno mai rispecchiato la qualità. Prey 2017 è stato acclamato, ma non ha portato a casa numeri da blockbuster. Per un publisher, significa rischio alto e ritorno basso.
A questo si aggiunge la situazione interna di Arkane: lo studio è diviso tra Lione e Austin, e negli ultimi anni ha dovuto reinventarsi con progetti molto diversi. Dopo il flop di Redfall, la priorità è ricostruire fiducia, non rischiare con un IP che ha già avuto problemi di mercato.
Il risultato è che Prey resta fermo, dimenticato nei cataloghi digitali, nonostante il suo valore indiscusso.
C’è speranza per il futuro?
Qui entriamo nel campo delle ipotesi. Alcuni rumor circolati dopo l’acquisizione di Bethesda da parte di Microsoft parlavano di un possibile revival, magari con un team diverso da Arkane. Al momento però non c’è nulla di concreto.
Certo, il contesto attuale non è sfavorevole: la fantascienza horror è tornata alla ribalta con giochi come Dead Space Remake, Alien: Isolation che resta amatissimo, e il successo di System Shock Remake. Un nuovo Prey, se ben posizionato, potrebbe trovare un pubblico più ampio rispetto al 2017.
Xbox avrebbe anche l’opportunità di usarlo come esclusiva per rafforzare Game Pass, puntando proprio su quel pubblico di appassionati che oggi si sente trascurato. Ma al momento sono solo scenari ipotetici.
La storia di Prey è quella di una saga sfortunata
Iniziata nel 2006 con idee originali, passata per una cancellazione dolorosa, rinata nel 2017 con un capolavoro Arkane, e poi finita nel silenzio.
Per chi ama gli immersive sim, resta un titolo imprescindibile. Per Microsoft, una miniera d’oro mai sfruttata. Che fine ha fatto Prey? È fermo, congelato nei cataloghi, in attesa che qualcuno decida di ridargli vita.
E se un giorno succederà, c’è da scommettere che la community sarà pronta ad abbracciarlo di nuovo.
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