Mortal Kombat torna al cinema il 6 maggio 2026 con il suo secondo capitolo, e Warner Bros. ha scelto di aprire le prevendite con un nuovo trailer che mette al centro Karl Urban nei panni di Johnny Cage. Una mossa di marketing ben calibrata: Urban ha il tipo di presenza scenica che serve per portare sullo schermo un personaggio da sempre costruito sull’eccesso e sull’autoironia.
Mentre il film si avvicina all’uscita, la settimana porta anche un pezzo di storia dimenticata che riguarda il franchise: negli anni Novanta, Mortal Kombat era così dominante nella cultura pop da spingere una delle più grandi organizzazioni di wrestling americane a investire milioni di dollari in un personaggio che era, nei fatti, una copia di Sub-Zero. Con esiti prevedibili. Trovi altri dettagli in approfondimento su Mortal Kombat II.
Karl Urban è Johnny Cage: perché il casting funziona
Johnny Cage è sempre stato il personaggio più difficile da gestire in live action. Nella serie originale di Mortal Kombat era un attore d’azione sopra le righe, nato come parodia delle star hollywoodiane degli anni Ottanta, e tradurlo in carne e ossa senza farlo diventare caricaturale è un equilibrio sottile.
Karl Urban è una scelta che convince. L’attore neozelandese ha già dimostrato di saper dosare la commedia fisica e la credibilità d’azione in The Boys, dove interpreta Billy Butcher con un cinismo che non scivola mai nel grottesco. Nel trailer di Mortal Kombat 2, il suo Cage lancia battute con il tempismo giusto, senza che il ritmo dei combattimenti ne risenta.
La trama vede Cage convocato da Raiden per difendere la Terra nel torneo di Mortal Kombat, scoprendo abilità che non sapeva di possedere. Una premessa classica del franchise, ma che con Urban in primo piano ha un peso specifico diverso rispetto al capitolo precedente.
Il cast del sequel: vecchi e nuovi combattenti
Il film non punta tutto su Johnny Cage. Intorno a lui si ricompone un cast che mescola i protagonisti del primo capitolo con alcune aggiunte significative.
Jessica McNamee torna nel ruolo di Sonya Blade, Ludi Lin è di nuovo Liu Kang, mentre Mehcad Brooks riprende le vesti di Jax. Lewis Tan, che nel primo film interpretava Cole Young, è ancora presente. Hiroyuki Sanada è Hanzo Hasashi, alias Scorpion, uno dei personaggi più iconici del franchise, mentre Tadanobu Asano è Raiden e Joe Taslim porta in scena Bi-Han, il Sub-Zero antagonista.
L’equilibrio tra figure già note e nuovi ingressi è uno dei punti più attesi dal pubblico. Il primo Mortal Kombat del 2021 aveva diviso la fanbase soprattutto sulla scelta di introdurre un protagonista originale, Cole Young, piuttosto che affidarsi ai personaggi storici del videogioco. Il secondo capitolo sembra voler correggere quella traiettoria, concentrandosi su figure con un radicamento molto più solido nel lore della serie.
Mortal Kombat 2: data di uscita e prevendite
Le prevendite sono aperte da oggi, in concomitanza con il rilascio del trailer. Il film arriverà nelle sale il 6 maggio 2026, una finestra che lo posiziona in apertura della stagione estiva, dove la concorrenza si fa sempre più densa.
La saga cinematografica sta cercando di costruire una propria identità a lungo termine. Il primo capitolo, pur con i suoi difetti narrativi, ha dimostrato che esiste un pubblico disposto a seguire Mortal Kombat sul grande schermo, soprattutto quando il film non rinuncia alla violenza stilizzata e alle fatality che sono il marchio di fabbrica del brand. Il secondo dovrà consolidare quella base e attrarne di nuova.
La storia di Glacier: quando il wrestling copiò Sub-Zero e Midway minacciò di fare causa
Nel mezzo di questa settimana dedicata a Mortal Kombat, PC Gamer ha riportato una storia che vale la pena raccontare, perché dice molto sul potere culturale che il franchise aveva raggiunto negli anni Novanta.
Siamo nel 1996. La World Championship Wrestling, l’organizzazione di wrestling di Ted Turner che in quegli anni sfidava frontalmente la WWF di Vince McMahon, era nota per due cose: il budget praticamente illimitato garantito dal patron miliardario e la capacità di sprecare quel budget in modi creativamente disastrosi.
Eric Bischoff, il capo creativo di WCW, era un grande appassionato di arti marziali. Quando incontrò Ray Lloyd, un wrestler con un solido background in karate e una presenza fisica di un certo rilievo, ci vide dentro qualcosa di potenzialmente esplosivo. Dopo un incontro di tre ore, Bischoff firmò Lloyd senza nemmeno averlo visto sul ring.
Il gimmick da un milione di dollari che imitava Sub-Zero
Il personaggio che WCW costruì attorno a Lloyd si chiamava Glacier, e il punto di ispirazione era lampante a chiunque avesse aperto un arcade tra il 1992 e il 1996: era Sub-Zero di Mortal Kombat, con qualche dettaglio modificato quanto bastava per sperare di non finire in tribunale.
WCW spese 35.000 dollari per far progettare il costume alla società di effetti speciali AFX Studios. Poi decise che non era abbastanza e commissionò un’entrata scenografica completa: laser blu, neve artificiale che cadeva dal soffitto, luci colorate. Il costo totale dell’allestimento fu di circa 400.000 dollari, con un’ulteriore spesa di 10.000 dollari ogni volta che veniva montato.
I video promozionali che introducevano Glacier al pubblico includevano battute prese quasi parola per parola dal film di Mortal Kombat del 1995. Nessuno, a quanto pare, considerò questa una problematica particolarmente urgente.
La telefonata di Midway e la ritirata di WCW
Quando i legali di Midway, la casa produttrice di Mortal Kombat, si accorsero di quello che stava succedendo, la telefonata arrivò rapida. Bischoff convocò Lloyd nel suo ufficio e lo informò che Midway stava minacciando una causa legale.
Lloyd chiese se WCW avrebbe combattuto la cosa in tribunale. La risposta di Bischoff fu diretta: “Non c’è niente che mi piaccia di più di una buona battaglia, ma se combattiamo questa, perderemo e perderemo in grande.” Una delle poche valutazioni lucide che Bischoff fece in tutta la vicenda.
WCW non poteva permettersi un altro costume da 35.000 dollari, ma non era nemmeno disposta ad abbandonare l’investimento già fatto. La soluzione fu far modificare il costume esistente quanto bastava per rendere il personaggio legalmente distinto da Sub-Zero. Glacier continuò a lottare, ma era già un prodotto compromesso, privo dell’impatto originale e di qualsiasi identità convincente.
La storia finì con Glacier relegato al midcard inferiore, coinvolto in faide con personaggi come Mortis, che era a sua volta una versione alterata di Reptile di Mortal Kombat. Una matrioska di imitazioni che diceva tutto sulla direzione creativa di WCW in quegli anni.
Perché questa storia conta ancora oggi
La vicenda di Glacier non è solo un aneddoto curioso. È una testimonianza di quanto Mortal Kombat fosse profondamente radicato nella cultura degli anni Novanta, abbastanza da spingere una grande organizzazione di intrattenimento a rischiare cause legali milionarie pur di cavalcare quell’onda.
Trent’anni dopo, il franchise è ancora lì: videogiochi che continuano a vendere, un film in uscita con un cast di nome, una community globale che non si è mai davvero dispersa. Non molte IP videoludiche possono vantare una longevità simile senza perdere la propria identità lungo il percorso.
Il secondo capitolo cinematografico arriva in un momento in cui l’adattamento di videogiochi al cinema ha smesso di essere sinonimo automatico di fallimento. La serie The Last of Us, i film di Sonic, A Minecraft Movie: il pubblico ha dimostrato di saper abbracciare queste trasposizioni quando sono realizzate con cura. Mortal Kombat 2 ha tutti gli elementi per rientrare in quella categoria, a patto che la scrittura regga il peso di un cast che, questa volta, non ha punti deboli evidenti.
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