RedStar OS 3.5 è una fan-mod di RedStar OS 3.0, la distribuzione Linux nazionale della Corea del Nord, provata da PC Gamer in macchina virtuale con l’obiettivo di capire se le modifiche rendano il sistema più gestibile anche in ottica gaming.
Il test parte da una base tecnica datata. RedStar OS 3.0 deriva da Fedora 15, versione del 2011, e usa in configurazione standard un kernel Linux 2.6. La mod 3.5 promette un kernel 5.x, librerie a 64 bit, un nuovo compilatore, accesso root più semplice e una GUI più rapida da convertire in inglese.
RedStar OS 3.5: cosa prova ad aggiornare la fan-mod
RedStar OS 3.5 prova a rendere più utilizzabile una distro basata su Fedora 15, intervenendo su kernel, librerie, permessi root e interfaccia. La mod promette anche di rimuovere componenti spyware, ma l’installazione completa non è risultata lineare durante il test in virtual machine.
La prima installazione con Virtual Machine Manager è partita correttamente: la macchina virtuale ha avviato la ISO, l’installer ha funzionato e il sistema ha proposto tre fusi orari tra Corea del Nord, Giappone e Russia. Il problema è arrivato subito dopo, al momento del login grafico.
Secondo il test, RedStar OS andava in crash appena raggiunto il login manager, mostrando un output grafico inutilizzabile. L’accesso tramite tty, cioè la riga di comando pura, ha permesso di entrare nel sistema, ma il comando startx non ha riportato l’utente al desktop grafico.
VirtualBox risolve il login, ma non chiude i problemi
La svolta è arrivata passando a VirtualBox. Con il software Oracle, RedStar OS è riuscito ad avviare correttamente il desktop verde e la prima fase delle modifiche 3.5 è partita senza errori. Questa fase rimuove i componenti spyware indicati dalla mod e abilita l’accesso root necessario per intervenire più a fondo sul sistema.
La seconda fase, però, è risultata più problematica. È quella che dovrebbe trasformare in modo più ampio RedStar OS 3.5, aggiungendo kernel a 64 bit e librerie aggiornate. Nel test citato, il processo ha richiesto ore e diversi tentativi separati, senza offrire una strada semplice.
Il contesto resta particolare anche per le funzioni documentate di RedStar OS. La fonte cita la marcatura dei file multimediali esposti al sistema, usata per tracciare documenti, immagini, audio e altri contenuti. È un elemento che spiega perché il test sia stato condotto dentro macchine virtuali e non su un sistema principale.
Un test PC tra Linux storico e gaming fuori standard
Il pezzo di PC Gamer nasce dentro la rubrica Weird Weekend, dedicata a stranezze del PC gaming e curiosità laterali. La stessa rubrica viene descritta come uno spazio per giochi peculiari, trivia e storia dimenticata.
Il legame con il gaming passa quindi più dall’esperimento tecnico che dal risultato pratico. L’autore era tornato su RedStar OS dopo un precedente test del 2022, quando Linux gli era ancora meno familiare. Nel frattempo è diventato utente openSUSE Tumbleweed, dettaglio che rendeva più sensato un nuovo confronto con una distro così datata.
Il caso rientra nello stesso territorio laterale in cui hardware, software e storia del PC si incrociano con il videogioco. Non è distante, come approccio editoriale, dai recuperi storici legati a Thief The Dark Project Remastered o dagli esperimenti più insoliti raccontati in ambito platform come Super Adventure Hand.
RedStar OS 3.5 emerge quindi come un esperimento tecnico più che come alternativa reale ai sistemi operativi usati per giocare su PC. La mod promette aggiornamenti importanti rispetto a una base del 2011, ma tra login instabile, virtualizzazione selettiva e installazione lunga resta un oggetto da laboratorio software, non una piattaforma pronta per l’uso comune.
Tu come la leggi?
Sii il primo a prendere posizione!
Nessuna opinione
Sii il primo a dire la tua!