Riviste di videogiochi anni ’90: il nostro internet prima di internet

Negli anni ’90 le riviste di videogiochi erano la nostra finestra sul gaming. Da Consolemania a Game Power, ecco perché restano indimenticabili.

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Se sei cresciuto negli anni ’90, c’è una cosa che non mancava mai nello zaino o sul comodino: una rivista di videogiochi. In un’epoca senza social, senza YouTube e senza siti specializzati, quei mensili erano l’unico modo per sapere cosa stava succedendo nel mondo dei videogame. Non era solo carta stampata, era un portale fisico che ti apriva le porte di universi lontani.

L’attesa del prossimo numero

Oggi sei abituato a refreshare Twitter o Reddit per avere subito news e leak. Negli anni ’90 l’attesa era tutta un’altra cosa: dovevi aspettare un mese intero. Le riviste arrivavano in edicola puntuali, e ogni copia era una miniera di screenshot sgranati, recensioni con voti centesimali e anteprime che spesso si basavano su due righe di comunicato e un’immagine rubata alle fiere. Ma bastava per scaldarti il cuore.

Le testate che hanno fatto storia in Italia

riviste psm

In Italia c’erano nomi diventati leggenda.

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  • The Games Machine, nata nel 1988, è stata la rivista più longeva e ancora oggi sopravvive in digitale.
  • Consolemania, dal 1991 al 2002, era la bibbia per chi aveva NES, SNES, Mega Drive e poi PlayStation.
  • Game Power, rivista di Xenia Edizioni, dal 1991 al 2000, con il suo stile scanzonato e colorato.
  • Super Console, dedicata interamente al mondo console, che riusciva a differenziarsi per impaginazione e tono.
  • PlayStation Magazine Ufficiale, metà anni ’90, allegava i famosi demo disc che hanno fatto giocare milioni di italiani a titoli come Tekken 2, Crash Bandicoot o ISS Pro prima ancora di comprarli.

    PSM (PlayStation Magazine), versione italiana di un magazine americano, lanciata nel settembre 1997 Dopo il 2001, la redazione originale di PSM ha lanciato PS Mania 2.0.

Ogni testata aveva il suo stile: c’era chi puntava sulla serietà quasi accademica e chi invece sul linguaggio da bar, pieno di battute e ironia. Ma tutte avevano in comune una cosa: ti facevano sognare.

Recensioni e voti che decidevano i tuoi acquisti

Se oggi guardi gamecast.it o altri siti come iCrewPlay.com prima di comprare, allora la scelta era affidata a una recensione stampata e a un voto in centesimi. Un 95/100 poteva farti risparmiare paghette per mesi, mentre un 60/100 era già una sentenza. Quei voti, nel bene e nel male, avevano un peso enorme: influenzavano intere generazioni di gamer e anche le vendite in negozio.

Trucchi, codici e soluzioni

bibbia dei codici

Le riviste non erano solo recensioni. Erano anche la fonte principale di trucchi e codici. Ti ricordi le pagine fitte di password per NES o SNES? Oppure i cheat per sbloccare personaggi nascosti nei picchiaduro? A volte c’erano interi inserti con la soluzione completa di un RPG o un poster gigante con la mappa di un gioco. Roba che oggi trovi in due clic, ma che allora custodivi come fosse un tesoro.

La community prima delle community

C’erano le pagine delle lettere dei lettori. Ogni mese decine di ragazzi scrivevano alla redazione per chiedere consigli, lamentarsi dei voti o raccontare esperienze. Era un precursore dei forum online: uno spazio in cui la voce dei gamer trovava spazio su carta. E c’era anche il gusto di vedere il proprio nome stampato, con la speranza di far ridere o colpire i redattori.

Allegati indimenticabili

Un altro punto forte erano gli allegati. Non solo poster, ma soprattutto floppy disk e CD con demo e shareware. Grazie a queste riviste molti hanno provato Doom, Quake, Monkey Island o Metal Gear Solid senza spendere una lira. Ogni allegato era un evento, spesso esauriva le copie in edicola.

Le copertine delle riviste anni ’90 non avevano nulla di minimal. Erano un’esplosione di colori, titoli giganti, loghi in 3D, fumetti e faccioni dei personaggi. Dovevano catturare l’occhio al volo, in mezzo a decine di altre riviste. E ci riuscivano. Ancora oggi molti collezionisti le considerano piccole opere d’arte pop.

Il confronto con l’estero

Mentre in Italia ci si divideva tra Consolemania e Game Power, in UK e USA c’erano riviste come Edge, GamePro ed Electronic Gaming Monthly. Più grandi, con budget enormi e redazioni mastodontiche. Ma proprio il formato “più piccolo” delle riviste italiane ha creato un legame più diretto con i lettori, fatto di battute, toni familiari e quella sensazione di appartenenza che i magazine esteri non trasmettevano allo stesso modo.

riviste di videogiochi anni ’90: il nostro internet prima di internet

Con l’arrivo di internet a fine anni ’90, le riviste hanno iniziato a perdere terreno. I siti web erano gratuiti, aggiornati in tempo reale e con immagini di qualità migliore. Molte testate hanno chiuso nei primi 2000, altre hanno provato a reinventarsi in digitale. Oggi quasi tutte sopravvivono come siti o community, ma il fascino di sfogliare una copia fresca di stampa non tornerà più.

Perché ci mancano

Le riviste anni ’90 ci mancano perché rappresentavano un momento diverso: più lento, più atteso, più “fisico”. Ogni numero era un oggetto da collezione, da leggere e rileggere fino a consumarlo. Oggi hai tutto e subito, ma a volte avere troppo porta a dare meno valore. Quelle riviste invece erano il nostro internet prima di internet, e hanno definito un’epoca irripetibile del gaming.

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