Annulus prova a entrare in uno spazio già molto affollato, quello dei tactical RPG dark fantasy, ma lo fa con una personalità più marcata di quanto sembri al primo impatto. A una lettura superficiale potresti archiviarlo come l’ennesimo gioco a turni con griglia, classi, equipaggiamento e progressione della squadra. Il punto, però, è che dopo la fase iniziale emerge qualcosa di più interessante: un sistema tattico che non vive solo di statistiche e posizionamento, ma anche di terreno, meteo, pericoli ambientali, visibilità e adattamento continuo.
La chiave per leggere questa recensione di Annulus è proprio qui. Non siamo davanti a una rivoluzione del genere, ma a un titolo che riesce a farsi notare quando smette di spiegarsi e inizia finalmente a lasciarti ragionare. È anche il suo problema più evidente: parte piano, si trattiene troppo, e nelle prime ore non mostra subito il meglio del suo design.
La sensazione, analizzando il gioco nel suo insieme, è quella di un progetto che ha idee migliori della sua presentazione iniziale. Da critico, il primo impatto non mi ha colpito quanto avrebbe dovuto. Nelle battute iniziali Annulus sembra più chiuso, più rigido, più convenzionale. Poi però, man mano che si aprono le mappe, le variabili ambientali e la crescita delle unità, il giudizio cambia. Non completamente, perché certi limiti restano ben visibili, ma abbastanza da renderlo un titolo che merita attenzione se ami il genere.
Se cerchi un gioco che ti catturi subito con una narrativa esplosiva o con una spettacolarità tecnica fuori scala, qui rischi di restare freddo. Se invece vuoi un RPG tattico a turni che premi la lettura del campo e la costruzione intelligente della squadra, Annulus ha argomenti concreti da mettere sul tavolo.
GAMEPLAY
Il gameplay di Annulus è il motivo principale per cui vale la pena parlarne. La struttura di base è nota: combattimenti a turni su mappa, unità con ruoli differenti, vantaggi e svantaggi negli scontri, progressione della squadra e gestione delle risorse tra una missione e l’altra. Fin qui nulla che un appassionato di tactical RPG non abbia già visto. Il punto è capire come Annulus usa questi elementi.
La parte migliore del gioco è che non si accontenta di farti vincere perché hai livellato abbastanza o perché hai schierato i personaggi più forti. Più vai avanti e più le battaglie chiedono un approccio realmente tattico. Alcune caselle offrono cure o bonus difensivi, altre diventano trappole, altre ancora cambiano completamente il ritmo dello scontro. A questo si aggiungono pioggia, fango, fuoco, erba alta, differenze di altezza e ciclo giorno-notte, tutti fattori che non sembrano semplici decorazioni, ma strumenti veri dentro la strategia.
È qui che, da osservatore critico, ho trovato la parte più convincente di Annulus. La sensazione non è quella di un gioco che ti mette davanti solo un puzzle numerico, ma di un titolo che cerca di costruire scontri dove lo spazio conta davvero. In un genere in cui spesso si finisce per ripetere la stessa soluzione su mappe diverse, questo è un pregio importante.
Le meccaniche che rendono Annulus più interessante
L’altro aspetto riuscito riguarda i ruoli delle unità. L’arciere non è solo quello che colpisce da lontano, il difensore non è soltanto un muro di statistiche, la cavalleria non è un semplice upgrade di mobilità. Le unità hanno funzioni tattiche riconoscibili e, soprattutto, possono mandare in crisi una composizione sbagliata. Questo significa che Annulus premia più la coerenza del gruppo che il singolo personaggio forte.
La componente di evoluzione delle unità è un altro elemento che gli dà spessore. Alcuni personaggi possono specializzarsi in rami differenti, cambiando ruolo e utilità sul campo. Questo è un dettaglio tutt’altro che marginale, perché aumenta il valore delle scelte del giocatore e rende più interessante la costruzione della squadra. Un sistema così funziona quando ti costringe a pensare non solo a chi usare oggi, ma a chi stai formando per le prossime ore di gioco.
Dal punto di vista critico, questo è uno dei passaggi in cui Annulus smette di sembrare solo “competente” e inizia a sembrare consapevole di quello che vuole fare. Non inventa il tactical RPG del futuro, ma capisce che la profondità non nasce dall’accumulo di sistemi, bensì da come quei sistemi si parlano tra loro.
Il limite più grosso del gameplay
Il problema è che il gioco impiega troppo a lasciarti arrivare a questo livello. Il tutorial è lungo, rigido e spesso eccessivamente guidato. In un tattico, questa è una zavorra importante. Il piacere del genere nasce anche dalla libertà di osservare, provare, sbagliare, correggere. Se il gioco insiste troppo nel dirti cosa fare e quando farlo, finisce per soffocare proprio quella libertà che dovrebbe valorizzare.
Questa è stata la mia impressione più netta: Annulus migliora parecchio quando smette di fidarsi poco del giocatore. Finché ti tiene nel recinto iniziale, resta più ordinario di quanto sia davvero. Quando invece allenta la presa, le sue qualità vengono fuori con più chiarezza.
TECNICA
Sul piano tecnico, Annulus non punta a impressionare con il puro valore produttivo, ma lavora soprattutto su atmosfera e coerenza. La direzione artistica sceglie una strada precisa: fantasy cupo, guerra, rovina, contaminazione, tensione costante. È una scelta che funziona, perché dà al gioco una faccia riconoscibile anche senza avere il budget o la rifinitura di un progetto di fascia alta.
Le ambientazioni fanno il loro dovere. Campi di battaglia sporchi, luci spente, condizioni climatiche che cambiano la percezione dello scontro, elementi scenici che restituiscono l’idea di un mondo stanco e consumato dal conflitto. Annulus non colpisce con il dettaglio assoluto, ma riesce a sostenere bene il suo tono.
Grafica e direzione artistica
La grafica, presa singolarmente, non è il motivo per cui giocherai Annulus. La sua forza non sta nella meraviglia visiva, ma nel fatto che ogni scelta estetica sembra remare nella stessa direzione. Questo, per un tactical RPG, conta più di quanto sembri. Se il mondo non ha identità, anche le battaglie perdono peso. Qui invece il colpo d’occhio complessivo regge.
Dal mio punto di vista, il risultato è superiore alla media dei progetti che si muovono in questa fascia. Non perché sia tecnicamente superiore in senso assoluto, ma perché ha abbastanza personalità da non sembrare anonimo. E oggi, nel panorama dei giochi tattici, non è un dettaglio da poco.
Sonoro, interfaccia e performance
Il comparto audio è funzionale. Non lascia temi memorabili, ma accompagna bene il tono del gioco e sostiene la tensione senza diventare invasivo. Gli effetti durante le battaglie sono leggibili e il sonoro fa quello che deve fare: rafforzare il peso delle azioni e mantenere coerenza con l’atmosfera generale.
Dove invece emergono i compromessi è nell’interfaccia e nella struttura complessiva. In più di un punto si percepisce una matrice da produzione mobile: menu, flussi di progressione, organizzazione di alcune attività. Questo non significa che tutto funzioni male, ma significa che l’esperienza non ha sempre la pulizia e l’eleganza di un tactical RPG costruito esclusivamente con una logica premium tradizionale.
Sul fronte delle performance, il quadro che emerge è quello di un titolo credibile ma non impeccabile. Più che problemi clamorosi, pesa una certa sensazione di rigidità generale. Non lo definirei tecnicamente problematico, ma nemmeno rifinito con la precisione dei migliori. La mia impressione critica è semplice: Annulus regge bene sul piano dell’atmosfera, meno su quello della rifinitura complessiva.
STORIA
La storia di Annulus ruota attorno a Wade, mercenario che si ritrova progressivamente trascinato dentro eventi più grandi di lui. È una base narrativa classica, ma abbastanza solida da reggere il racconto. Il protagonista non è un avatar vuoto: ha un ruolo definito, un peso dentro il mondo e una presenza che aiuta il gioco a non sembrare un semplice contenitore di missioni.
Il vero valore della narrativa, però, non sta tanto nella trama centrale quanto nel worldbuilding di Novaceth. Il continente in cui si svolge l’avventura viene costruito come uno spazio di guerra, tensione politica, alleanze incerte e oscurità crescente. La cosa interessante è che le fazioni non sembrano organizzate in modo troppo schematico. Non hai il classico quadro elementare in cui una razza coincide perfettamente con una parte del conflitto. C’è più ambiguità, più sovrapposizione, più margine per relazioni meno prevedibili.
Worldbuilding e tono dark fantasy
Qui Annulus centra uno dei suoi obiettivi migliori. Il tono dark fantasy non è una semplice verniciata estetica. Entra nella costruzione del mondo, nei rapporti tra i gruppi, nella sensazione di instabilità che accompagna il viaggio. La componente più oscura, quasi horror in certi momenti, aggiunge spessore e distingue il gioco da molti tattici fantasy che si fermano a un immaginario più neutro.
Da critico, questa è una delle dimensioni che ho trovato più promettenti. Il mondo sembra avere stratificazione, e nei materiali narrativi secondari si percepisce lo sforzo di costruire un contesto più ampio del semplice conflitto principale.
Il problema del ritmo narrativo
Detto questo, la storia ha un limite preciso: parte troppo lentamente. Non manca il potenziale, manca il gancio immediato. Le prime ore servono più a introdurre sistemi e contesto che a creare un vero coinvolgimento emotivo. Questo è un problema, perché in un gioco già rallentato dal tutorial anche la narrativa finisce per sembrare trattenuta.
La mia impressione è che Annulus chieda al giocatore una fiducia preventiva che non tutti saranno disposti a concedergli. Se resisti, trovi un mondo più interessante del previsto. Se cerchi un impatto forte fin dai primi minuti, rischi di sentirlo distante. È una differenza importante, perché incide molto sulla percezione complessiva dell’esperienza.
LONGEVITÀ
La longevità di Annulus va letta su due livelli distinti. Il primo è quello buono: il gioco ha abbastanza sistemi da sostenere l’interesse nel tempo. C’è la crescita della squadra, la specializzazione delle unità, la gestione del campo, le missioni secondarie, le interazioni con il mondo e una certa voglia di spingerti a rivedere continuamente il modo in cui costruisci il party.
Il secondo livello, però, è più controverso: una parte della sua durata percepita è legata anche alla struttura di progressione e alle logiche tipiche di un titolo con radici free-to-play. E qui bisogna essere chiari. Non tutta la longevità è qualità. A volte è anche attrito, rallentamento, retention costruita artificialmente.
Quanto dura davvero l’esperienza
Se guardi Annulus come semplice contenitore di contenuti, c’è abbastanza da fare. Se lo guardi come esperienza critica, il punto è un altro: quanto di quel tempo è davvero appagante e quanto invece è imposto dalla struttura. La risposta, in questo caso, è mista.
La parte migliore della longevità arriva dalla rigiocabilità tattica. Cambiare evoluzioni, provare composizioni differenti, adattarsi a mappe con condizioni diverse e verificare l’impatto delle scelte nella progressione della squadra sono tutti elementi che aiutano il gioco a non esaurirsi in fretta. Questa è longevità qualitativa, e funziona.
La parte meno brillante arriva invece dal modello che allunga l’esperienza in modo meno naturale. Personalmente, questa è una delle cose che mi impediscono di considerarlo davvero tra i migliori del genere. Perché il contenuto c’è, ma non sempre viene valorizzato nel modo più elegante.
ESPERIENZA
La sensazione complessiva che lascia Annulus è abbastanza chiara: è un buon tactical RPG che ti conquista più con il tempo che con il colpo iniziale. E questa, insieme, è la sua forza e il suo limite.
Quando entra nel vivo, sa offrire battaglie ragionate, scelte tattiche interessanti e un uso dell’ambiente che alza davvero il livello della strategia. In quei momenti il gioco ti restituisce la soddisfazione giusta: quella di un titolo che non ti chiede solo di essere forte, ma di essere attento. Devi leggere il campo, prevedere i rischi, riorganizzare la squadra, capire quando il tuo schema abituale non basta più. Questo è il punto in cui Annulus dà il meglio di sé.
Allo stesso tempo, non riesce mai del tutto a liberarsi dei suoi compromessi. L’avvio è lento, il tutorial pesa, la struttura mobile si sente, e la narrativa impiega troppo a trasformarsi in un vero motore emotivo. Per questo non è un gioco che consiglierei a chiunque. È più facile apprezzarlo se sei già dentro il linguaggio dei tactical RPG e sei disposto a sopportare qualche frizione iniziale in cambio di una buona profondità sul medio periodo.
La mia lettura finale, in chiave critica, è questa: Annulus non è un capolavoro nascosto, ma nemmeno un titolo da liquidare in fretta. È uno di quei giochi che inizialmente sembrano più ordinari di quanto siano davvero. Se superi la scorza più rigida, trovi un’esperienza con idee valide, atmosfera solida e un sistema di combattimento che sa premiare il giocatore paziente. Se invece vuoi immediatezza, pulizia assoluta e una spinta narrativa forte fin da subito, difficilmente sarà lui a convincerti.
Annulus
Annulus prova a entrare in uno spazio già molto affollato, quello dei tactical RPG dark fantasy, ma lo fa con una personalità più marcata di quanto sembri al primo impatto. A una l…
Voto Gamecast
Media redazionale
L’analisi, voce per voce
Cinque assi di valutazione. I numeri sono il punto di partenza; il commento del critico è il contenuto.
A chi lo consigliamo
Tre posizioni secche, per aiutarti a capire se è il gioco giusto per te.
- Giocalo se…
- Cerchi un tactical RPG dark fantasy in cui contano davvero posizionamento, composizione del team e lettura del campo
- Saltalo se…
- Vuoi un gioco immediato, con ritmo veloce fin dai primi minuti e una struttura lontana dalle logiche mobile
- Tienilo d’occhio se…
- Le mappe iniziano a sfruttare meteo, trappole, altezze e sinergie tra unità, mostrando la vera profondità del sistema
Cosa funziona, dove crolla
Cosa funziona
- Sistema tattico profondo e ben costruito
- Terreno, meteo e condizioni ambientali incidono davvero sulle battaglie
- Buona varietà di ruoli e crescita delle unità
Dove crolla
- Tutorial troppo lungo e invasivo
- Prime ore poco rappresentative della qualità reale
- Struttura mobile evidente in diversi sistemi
- Narrazione iniziale troppo lenta
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