Ubisoft nei guai: il CEO Yves Guillemot chiamato in tribunale

Ubisoft ci ricasca.

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Ma stavolta la faccenda è grossa, ed è arrivata fino a un’aula di tribunale.
Il CEO Yves Guillemot, storico volto dell’azienda francese, è stato citato ufficialmente in giudizio per il caso molestie e abusi che ha travolto Ubisoft dal 2020 in poi. L’udienza è fissata per il 1 ottobre 2025, presso il tribunale di Bobigny, e no, non è una di quelle situazioni da comunicato stampa “ci siamo già scusati”.

Questa volta si parla di responsabilità diretta nella gestione tossica dell’ambiente di lavoro, e il tempismo tra flop, crisi interna e accuse di nepotismo non poteva essere peggiore.

La ferita mai chiusa del 2020

Ti ricordi lo scandalo?
Nel 2020, una valanga di testimonianze ha travolto Ubisoft.
Molestie sessuali, abusi di potere, discriminazione sistemica.
All’epoca, il focus era tutto su tre nomi: Serge Hascoët, Tommy François e Guillemot Patru. Tre manager di alto livello, tutti molto vicini alla famiglia Guillemot. Tutti licenziati, o “dimissionati”, nel giro di pochi mesi.
Fine della storia?

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Neanche per sogno.
Perché nel luglio 2025 è arrivata la sentenza del tribunale civile francese, e i tre sono stati ufficialmente condannati:

  • Hascoët: 18 mesi con sospensione della pena, più una multa da circa 53.000 dollari
  • François: 3 anni sospesi e quasi 36.000 dollari di sanzione
  • Patru: 12 mesi sospesi e una multa da 11.760 dollari

Il colpo di scena?
Il CEO Yves Guillemot, che all’epoca giurava di “non sapere nulla”, è stato chiamato a rispondere davanti al giudice. Non per aver commesso gli abusi, ma per averli tollerati, coperti o peggio ignorati.

La citazione in giudizio (e perché Ubisoft è nel panico)

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(image credit ubisoft)

A portarlo davanti al giudice sono stati il sindacato Solidaires Informatique e quattro ex dipendenti, che da anni denunciano lo stesso schema: dirigenti intoccabili, HR complice, clima tossico.
Ubisoft, dal canto suo, fa sapere che il pubblico ministero non ha aperto un’inchiesta penale contro Guillemot. Ma il processo civile si fa lo stesso.

E sai cosa? È questo che fa più male.
Perché qui non c’è più da scaricare la colpa su qualche mela marcia.
Si parla della cultura aziendale. Del vertice. Del fondatore.

Intanto spunta anche il figlio

Come se non bastasse, nel bel mezzo di questo caos salta fuori Charlie Guillemot.
Sì, proprio il figlio del CEO.
Diventa co-fondatore e amministratore di New Tales, uno studio finanziato da Tencent e popolato da ex Ubisoft.
Tempismo perfetto.

La stampa francese ha urlato subito nepotismo, e il sospetto è chiaro: Ubisoft cerca di rifarsi la faccia con nuove etichette, ma la gente al comando è sempre la stessa. Solo un po’ più giovane.

Ubisoft è in crisi? Più che mai

gamer | ubisoft development

Mentre Guillemot si prepara al tribunale, il resto di Ubisoft… non se la passa meglio.
Il catalogo è in stallo. XDefiant ha floppato. Skull and Bones è diventato una barzelletta. E il tanto atteso Star Wars: Outlaws è circondato da incertezze.

Internamente la situazione è peggio: morale sotto i tacchi, talenti che scappano, studio dopo studio in crisi di identità.
Le azioni? In picchiata.

E no, non è solo “un brutto periodo”. È una perdita di fiducia strutturale.
Da parte dei giocatori.
Da parte degli sviluppatori.
Da parte degli investitori.

E ora?

Il 1 ottobre ci sarà l’udienza.
Non è detto che Guillemot venga condannato.
Ma la credibilità di Ubisoft è già sotto processo, e la difesa “non ne sapevo niente” nel 2025… non basta più.

Il messaggio che gira nell’industria è uno solo: il cambiamento vero non arriva con le parole, ma con le persone che scegli di mettere al comando.
E Ubisoft, finora, ha scelto male.

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